I poteri della globalizzazione d’elite si ritrovano ad affrontare, in particolar modo dopo la battaglia di Seattle, quattro sfide principali e tra loro correlate.
Primo: la società civile globale sta affermandosi come terza forza globale, spostando così l’equilibrio di potere lontano dalle elites dell’establishment (Capitolo VI). Secondo: la società civile globale sta sempre più riconoscendo la propria identità ed origine nel settore culturale nonché il suo ruolo di “mastro di chiavi” in esso, risvegliandosi di conseguenza dalla “trappola del non sapere” e divenendo meno vulnerabile rispetto alla co-optazione (Capitoli dal IX al XI). Terzo: la società civile globale sta cominciando a rendersi conto del fatto che milioni di “Creativi Culturali” in giro per il mondo supportano – personalmente, finanziariamente o moralmente – le sue idee e valori, accrescendone così il senso di sostenibilità sul lungo periodo, la rilevanza, la forza e l’incisività d’azione (Capitolo XII).
Quarto: la società civile globale sta conseguendo tanto l’autodifesa della cultura quanto la nascita cosciente di uno sviluppo inclusivo e sostenibile attraverso una tripartizione nazionale e globale, con quest’ultima ben esemplificata nella Philippine Agenda 21. Questo aspetto, specialmente laddove presente assieme agli altri tre, preoccupa particolarmente le elites di potere.
Il risveglio della società civile globale rispetto ai suoi veri compiti segna l’inizio di una presenza creativa permanente della società civile, nel contesto dello sviluppo del processo di globalizzazione. In ciò risiede un elemento potenziale di unificazione delle diverse fazioni in seno alla società civile globale, giacché può mostrarsi come i differenti approcci strategici e tattici giochino tutti un ruolo vitale nel presentare risposte innovative alle preoccupazioni relative al consenso nel confronto con la globalizzazione d’elite.
L’unificazione della società civile globale può solamente significare un serio declino di prestgio ed influenza per l’establishment elitario. E’ un avvertimento ai poteri d’elite riguardo al fatto che la società civile globale può produrre ed incoraggiare l’implementazione di progetti di sviluppo che siano più coinvolgenti e rilevanti per decine di migliaia di persone in tutto il mondo rispetto ai convenzionali approcci neo-liberal.
Inoltre, questi nuovi sviluppi nel campo della tripartizione cosciente forniscono di fatto opportunità creative per la formazione di alleanze strategiche fra persone con idee simili nella società civile, nei governi e nelle imprese, portando così ad una erosione della base di potere dei più accesi fautori della globalizzazione d’elite.
Riconosciuta la minaccia, i poteri dietro la globalizzazione d’elite hanno trovato una risposta potente, estrinsecantesi in un approccio che riconosce la società civile globale come terza forza mondiale, ne apprezza la natura culturale ed i poteri e ne tiene in considerazione la forza e la vitalità a lungo termine.
Esso evidenzia inoltre come vi siano dei settori dell’establishment che non hanno timore, ponenti piuttosto in essere strategie parodianti autentici e consapevoli approcci tripartitori, in grado di attenuare l’impatto della più potente risposta della società civile alla globalizzazione d’elite.
I poteri dell’elite chiamano il loro approccio tri-sector partnership (TSP). E’ questa la loro risposta all’emergere della società civile e delle sue sfide nella lotta in corso per modellare la globalizzazione.
Detto ciò vorrei aggiungere un’avvertimento, prima di passare a dare uno sgaurdo più ravvicinato alle tri-sector partnership.
Avvertimento
Da un certo punto di vista, l’emergere di partnership tri-settoriali, specialmente al livello delle Nazioni Unite, testimonia l’efficacia degli approcci tripartiti nell’affrontare le sfide della globalizzazione d’elite e nel prospettare uno sviluppo sostenibile ed inclusivo. Le TSP, se concepite ed implementate in maniera appropriata, costituiscono una potente convalida dei temi centrali di questo libro. Date le promettenti caratteristiche delle TSP, la società civile globale dovrebbe guardare più da vicino alla cornice, ai dettagli operativi, alle pratiche migliori ed alle altre caratteristiche delle tri-sector partnership, onde aggiornare la propria agenda per uno sviluppo inclusivo e sostenibile.
Questo è il motivo per il quale io sono personalmente coinvolto nella promozione di autentiche tri-sector partnership nell’ambito di quelle che nelle Filippine chiamiamo threefolding partnership, mantenendo comunque il rispetto verso altri approcci che non cercano partnership o dialogo. Per lo stesso motivo tengo in grande considerazione personale le migliaia di attivisti della società civile ed altri Cultural Creatives nelle imprese e nei governi che cercano onestamente di indirizzare la globalizzazione verso uno sviluppo sostenibile ed inclusivo.
Non vi è dunque alcun approccio pregiudiziale, positivo o negativo, nei confronti del impegno di ogni individuo coinvolto nella promozione di tri-sector partnership. Si tratta piuttosto di valutare oggettivamente dove le TSP possano condurre, giacché esse possono essere orientate tanto verso finalità autentiche quanto verso finalità dubbie.
E’ da questo punto di vista oggettivo che l’attenzione di coloro che sono coinvolti nelle TSP, con i relativi alleati e amici, è diretta all’altra faccia delle stesse. Con le partnership tri-settoriali abbiamo la più sofisticata sfida lanciata dalle elites dell’establishment per neutralizzare gli elementi di potere ed efficacia in crescita costante nella società civile globale (Si rimanda a tal proposito a quanto già discusso nel Capitolo VIII). Anche le TSP meglio intenzionate nate dalla società civile, come per esempio la Synergos, finiranno per ritrovarsi invischiate in un ambiente pieno di tensioni allorché si troveranno ad interagire con TSP provenienti dalle elites dell’establishment. La natura complessa delle TSP renderà essenziale la capacità di discernimento, per quanto difficoltoso ciò possa risultare.
Consideriamo le TSP create da individui ispirati da valori modernisti e lavorativamente attivi nelle istituzioni delle tre sfere della società – società civile per la sfera culturale, governi nella sfera politica e imprese in quella economica. Tali TSP avranno un risultato sensibilmente diverso rispetto ad altre TSP (o ad autentici rapporti e partnership volti alla tripartizione) promosse da Creativi Culturali. Qualora un Creativo Culturale si dovesse venire a trovare in TSP costituite da modernisti, necessiterebbe di una certa integrità individuale per non venir soggiogato dal potere co-optativo ad esse inerente.
David Korten, autore del bestseller "When Corporations Rule the World" ha colto la realtà di questo dilemma e di questa sfida in un messaggio che mi indirizzò:
La Tripartizione è volta a creare una società nella quale ognuno dei tre settori comprende la natura e il ruolo che gli sono propri nonchè le adeguate modalità relazionali con gli altri due settori. •abbiamo tre formazioni culturali (Creativi Culturali, modernisti e tradizionalisti) presenti in maniera trasversale nelle tre sfere di cultura, politica ed economia. Risalta invece in maniera netta l’allineamento dei materialisti moderni del mondo morto. La loro limitata visione del mondo li rende totalmente allineati nei confronti di un mondo definito e dominato da un settore economico devoto alla produzione materiale di beni e amenità che costituiscono l’unica fonte di significato e di senso. Per contro, i Creativi Culturali hanno prospettive maggiormente bilanciate e sono in contatto con la loro essenza spirituale.
Risulta evidente che un dialogo multi-stakeholder nel quale le tre sfere siano rappresentate in toto dai modernisti sarà completamente differente da uno nel quale a rappresentare tutti vi siano i Creativi Culturali. Quello dominato dai modernisti convergerà sull’idea dell’appiattimento delle sfere politice e civili su quella economica regolamentata dalle corporation. Quello dominato invece dai Creativi Culturali presumibilmente si orienterebbe spontaneamente verso la tua visione autenticamente tripartita. |
La discussione che segue documenta, a guisa di ammonimento conclusivo, l’entusiasmo che sta in questo momento emergendo globalmente nei confronti delle TSP. Ma tale entusiasmo ha bisogno di essere bilanciato dalla seguente osservazione. E qui mi sento di incoraggiare in maniera speciale gli individui attivi nella società civile globale e nelle TSP a prendere nota.
Un numero significativo di TSP non prende di mira le debolezze degli approcci di stampo neo-liberal, volgendosi invece a progettare, in maniera consapevole oppure per default, le proprie riforme o programmi nell’ambito stesso dello sviluppo economico neo-liberale, andando ad operare quindi con lo stesso modello di pensiero e nello stesso contesto che ha portato alla globalizzazione d’elite e alle relative importanti problematiche. (Si veda il Cap. 5)
Facendo ciò, le TSP dimenticano che la società civile esiste precisamente perché ha mobilitato con successo la resistenza globale contro il paradigma neo-liberal di sviluppo propugnato da WTO, FMI, OCSE e Banca Mondiale. Inoltre le TSP dimenticano che il compito della società civile è quello di fornire quei fattori culturali, umani, sociali e spirituali che fanno da contesto all’attività economica. L’agenda economica delle TSP, deve come tale rientrare in un approccio inclusivo e sostenibile, ma solitamente succede l’opposto. Esse cercano di far entrare lo sviluppo inclusivo e sostenibile nei confini troppo stretti dell’economia neo-liberal.
Se le TSP non affrontano di petto il problema delle economie neo-liberal e l’importanza di concepire progetti di sviluppo inclusivo e sostenibile, allora diventeranno un’arena di co-optazione per la società civile. I colleghi della società civile ed i loro alleati strategici in governi e imprese dovrebbero tenere ben presente tutto ciò allorquando studiano o vengono coinvolti nelle tri-sector partnership.
Dunque, nella discussione sul lato oscuro delle tri-sector partnership che seguirà, invito i lettori a tener presente che le TSP possono essere benigne o maligne, a seconda di chi vi partecipa e delle motivazioni che animano la partnership medesima. Tale questione necessita di estrema chiarezza ora che le istituzioni globali leader, come la Banca Mondiale, la US Agency for International Development, il Prince of Wales Business Leaders Forum, Greenpeace, Care International, Amnesty International, il Council on Foreign Relations, le Nazioni Unite ed altre stanno guardando con interesse (quando non ne siano addirittura attivamente coinvolte) alle TSP.
Se autentiche, le tri-sector partnership possono essere un punto di ingresso verso processi di tripartizione. In caso contrario esse possono invece risucchiare organizzazioni della società civile troppo ingenue o naif nel vortice della globalizzazione d’elite.
Due sono le questioni chiave che emergono: chi mobiliterà le TSP e con quali propositi? E come è possibile sviluppare la capacità di discernere tra forme false ed autentiche di partnership orientate alla tripartizione?
L’ elite dell’establishment è conscia del potenziale e del potere delle TSP e sta investendo decine di milioni nella loro realizzazione. Alcuni elementi della società civile globale stanno iniziando a svegliarsi nei confronti delle potenzialità delle TSP. Ma la società civile si sveglierà e muoverà rapidamente in maniera da discernere ed assicurare che le TSP portino ad autentiche partnership orientate alla tripartizione (threefolding partnerships – TFP) ed a un autentico approccio tripartito allo sviluppo inclusivo e sostenibile?
Questo libro costituisce un modesto tentativo di supporto nei confronti di questo processo di risveglio e discernimento.
Tripartizione Ombra? Le correnti principali delle Tri-Sector Partnership
Il modo migliore per comprendere i fondamenti e la natura delle TSP è quello di studiare quanto hanno da dire i loro principali propugnatori.
Una Banca Mondiale diversa e visionaria?
La Banca Mondiale è stata talmente paladina della globalizzazione d’elite che è tutto un fermarsi e girar di teste allorquando si lancia propugnando tri-sector partnership in un quadro di sviluppo inclusivo. Quanto segue è ciò che la Banca Mondiale ha da dire riguardo ai Business Partners for Development (BPD), la sua versione delle tri-sector partnership:
I ruoli e le responsabilità di imprese, società civile e governi sono drammaticamente cambiati da quando venne redatto lo Statuto della Banca Mondiale, e forse i cambiamenti avvenuti nel corso degli ultimi dieci anni sono stati quelli più radicali. Con l’avvento della gobalizzazione, il ridursi dei costi delle telecomunicazioni, l’espansione mondiale delle economie e dei mercati e la tenuta delle democrazie, i ruoli relativi ai tre settori hanno assunto sempre più carattere di interdipendenza. Siamo passati da un mondo dove lo Stato era l’unico responsabile del bene comune e nel quale le imprese massimizzavano profitti in maniera indipendente rispetto agli interessi sociali, ad uno dove il successo dipende da strette sinergie instaurantisi fra imprese, società civile e governi.
Il settore privato è il motore del processo di generazione del benessere. Ha inoltre ampiamente esteso la sua presenza anche in settori considerati fino ad’oggi di “pubblica utilità”, come energia, telefonia, istruzione salute e sicurezza. Oggi molte imprese riconoscono che gli obiettivi dei loro investimenti a lungo termine possono essere raggiunti entro ambiti finanziari e sociali stabili; perciò stanno sostenendo tutta una serie di iniziative volte allo sviluppo. Sebbene non facciano parte del loro core business, il successo di tali attività risulta essenziale per quello dei loro affari.
Il ruolo e l’influenza della società civile sono in espansione. Il consumatore è diventato “Re” del mercato.Nell’arena sociale la società civile esercita un’influenza crescente su comportamenti e orientamenti di stati, imprese ed individui. Sempre più la società civile gioca un ruolo chiave nella valutazione del contributo delle imprese nell’arena dello sviluppo, premiando i comportamenti community friendly e criticando quelli di segno opposto.
Il settore pubblico si trova a dover reinventare sé stesso. Si sta tirando fuori dalla produzione di merci e dalla fornitura di servizi, per assumere un atteggiamento più strategico riguardo al suo ruolo nella società. Il ruolo dei governi è sempre più quello di incoraggiare la fiducia creatrice di capitale sociale e mobilizzatrice di forze ed energie sociali da parte di tutti i soggetti interessati.
Il ruolo delle organizzazioni dedite allo sviluppo è quello di adattarsi a queste nuove realtà. Per ottenere la riduzione della povertà, la capacità di tali organizzazioni di incidere sul volume degli investimenti privati – sia nazionali che esteri – è tanto importante, se non più importante, quanto la quantità di denaro dato in prestito ai vari paesi. Nel 1997, i dati ufficiali circa le somme erogate dai governi dei paesi industrializzati a sostegno di progetti di sviluppo parlavano di 37.3 miliardi di dollari; le somme erogate dal settore privato al mondo in via di sviluppo superava i 256 miliardi di dollari (cifra sestuplicata rispetto al 1990). In tale contesto, le partnership con il settore privato costituiscono un’importante strategia per la riduzione della povertà, influenzando nel suo insieme l’impatto delle imprese a livello sociale.
Per il Gruppo della Banca Mondiale tutto ciò implica una nuova agenda di lavoro con i governi per creare un ambito che possa attrarre investimenti privati, sia domestici che stranieri, in settori come: diritti di proprietà, sistemi legali, fideiussioni, mercati di capitali, ristrutturazioni finanziarie ecc. Gli stati membri stanno sollecitando in maniera crescente il Gruppo affinché operi assieme ad organizzazioni non governative, fondazioni ed istituzioni accademiche della società civile per concorrere all’erogazione di sviluppo sul campo. Hanno altresì sollecitato il Gruppo a lavorare direttamente con le imprese per massimizzare l’impatto sullo sviluppo delle risorse dirette ai paesi in via di sviluppo, per esempio accertandosi della massimizzazione dei risultati provenienti dalle risorse investite affinché l’accrescimento dell’efficacia incentivi ulteriori investimenti. Le partnership fra governi, società civile, settore privato ed altri donatori bi e multilaterali, ognuno partecipante con le rispettive forze, costituiscono le basi per la “cornice dello sviluppo inclusivo” della Banca Mondiale.
Il Business Partners for Development (BPD) network è attivo sin dal giugno del 1998, quando il Gruppo Banca Mondiale elargì i primi fondi per mezzo del suo Development Grant Facility. Già dal 1995, quando la British Petroleum era alla ricerca di assistenza tecnica nell’implementazione di progetti sociali nella regione colombiana di Casanare, il Gruppo era impegnato a studiare i collegamenti fra responsabilità sociale delle imprese, capitale sociale e tri-sector partnerhip. Sebbene tale ruolo non avesse precedenti nella storia della Banca, essa si scoprì in posizione ottimale per agire in qualità di “presidente neutrale”, forte della fiducia da parte delle imprese, delle autorità governative e delle organizzazioni della società civile attive nella regione stessa.
Compito della BPD era di studiare, supportare e promuovere esempi strategici di partnership che vedevano imprese, governi e società civile lavorare insieme, con il Gruppo Banca Mondiale nel ruolo di “equal partner”, allo sviluppo di comunità in tutto il globo. Al centro dei lavori stavano le reciproche aspirazioni rispetto a degli standard comportamentali piuttosto che alla codificazione di regole di condotta. Il nucleo delle ipotesi era costituito da:
- Le partnership d’impresa volte allo sviluppo garantiscono benefici win-win a tutti e tre gli attori;
- Le partnership possono essere utilizzate molto più massicciamente in tutto il mondo;
- Le partnerships possono essere traslate a livelli più alti, regionali e nazionali.
Il supporto di cui la BPD ha goduto ha visto una importante crescita da quando nel 1998 James Wolfensohn tenne una conferenza stampa assieme a rappresentanti di imprese e società civile lanciando ufficialmente il network in occasione del meeting annuale della Banca Mondiale. Egli rivelò l’obiettivo della BPD: influenzare la maniera di fare business, implementando a livello mainstream l’approccio orientato alle tri-sector partnership attraverso attività di prestito ed investimento.
Inoltre, al Gruppo viene richiesto di impegnarsi in maniera sostanziale con il settore privato, al di la delle relazioni derivanti da prestiti o donazioni. Il team principale della BPD è in relazione con una varietà di unità interne alla Banca, ognuna delle quali è referente di un consorzio di imprese e soggetti della società civile interessati, con l’intento di espandere l’approccio della stessa BPD. Le aree seguenti sono oggetto di discussione come possibili punti focali del BPD-style: HIV/AIDS, attenuazione dei disastri, sostenibilità urbana, PMI e servizi finanziari, turismo ed iniziative a base regionale per quanto riguarda l’Africa. (Grassetto aggiunto) |
Da un certo punto di vista vi sono diversi punti rimarchevoli in queste dichiarazioni della Banca Mondiale. Motivo per cui le ho riportate in maniera estesa. Da esse si evincono altresì significative linee di pensiero riguardo alle TSP, che sono già in essere e che riscuotono importanti riscontri da parte della società civile globale. Vengono anche a rinforzarsi alcuni dei temi che sono stati elaborati in questo libro. Essi includono, tra le altre cose, l’emergere della società civile come terza forza globale, accenni al potere culturale retrostante alla società civile, la necessità di più estese considerazioni in merito allo sviluppo e l’importanza di coinvolgere tutti e tre i settori (governi, imprese e società civile) nelle questioni globali.
Ad ogni modo risulta ancora necessario l’ascolto di quanto viene detto ed il discernimento in merito a ciò che è possibile e a ciò che è opinabile, a seconda di tempi, luoghi, tematiche e processi. Ciò è parte di quell’attività di discernimento sulla quale ho spesso posto enfasi e che risulta necessaria per chiunque desideri accostarsi in maniera appropriata a questo approccio.
Ma a prescindere da ciò che la società civile pensa riguardo a questa iniziativa della Banca Mondiale, specialmente per quanto concerne il suo limitato e controverso modo di concepire la società civile alla stregua di un “meccanismo di consegna” dello sviluppo, essa non potrà ignorare il programma Bank’s Business Partners for Development. E questo a maggior ragione ora che il programma BPD è assurto al rango di modalità di elezione per lo sviluppo dei Country Assistance Program rivolti alle nazioni clienti della Banca in tutto il mondo.
Le tri-sector partnership retrostanno al nuovo Comprehensive Development Framework CDF della Banca Mondiale, che inizialmente lo promosse assieme a 12 paesi desiderosi di provare questo nuovo modello di progettazione ed implementazione di piani di sviluppo nazionali.
Ho scoperto solo per caso l’intimo collegamento fra le tri-sector partnership incluse nel BPD e le CDF alla Civicus World Assembly tenutasi a Manila nel settembre 1999. Civicus è un altro importante network globale che promuove le TSP. E questo non sorprende. Civicus è partner di Banca Mondiale e del Prince of Wales Business Leaders Forum riguardo ad alcuni aspetti del BPD.
Durante un workshop, il funzionario della Banca Mondiale responsabile del programma del BPD stava decantandone le virtù. Io intervenni dicendo che l’idea e il principio di partnership tra società civile, imprese e governi sono sostenute dalla Philippine Agenda 21. Osservai altresì come il BPD costituisse una sorta di mini-approccio se comparato ai più vasti e distruttivi progetti della Banca espressi nei suoi Structural Adjustment Program.
Il funzionario si mise sulla difensiva e rispose approssimativamente come segue: “Il BPD è una questione di primaria importanza per le alte gerarchie della Banca. Mi incontro settimanalmente con Jim [Wolfensohn] ed altri alti dirigenti della Banca per relazionarli in merito ai progressi del BPD. Il BPD è anche alla base del nuovo approccio della Banca, il suo Comprehensive Development Framework”.
Nel CDF, i paesi aderenti si impegnano ad intraprendere confronti tri-settoriali su 12 o più settori chiave di sviluppo, inclusi quelli di ecologia, economia, politica, cultura, sociale ed umanesimo. Si impegnano inoltre a coinvolgere nel processo anche gli enti donatori. In poche parole, il CDF è la versione della Banca Mondiale del perseguimento di uno sviluppo sostenibile tramite di processi di tripartizione.
Ma l’interrogativo rimane. Si tratta davvero di autentica tripartizione nell’ambito del perseguimento di uno sviluppo inclusivo e sostenibile? O trattasi piuttosto di una più efficiente forma di ingegneria sociale sistematica che, allo stesso tempo, coopta la società civile fino a renderla un semplice ingranaggio nel gigante macchinario chiamato “sviluppo inclusivo”?.
In definitiva, solo una raffinata e concreta presenza di spirito da parte dei membri della società civile globale potrà dare risposta a queste domande. D’altronde è stato proprio l’apparire storico della società civile come terza forza globale ad innescare le attuali discussioni riguardanti la tripartizione e le tri-sector partnership. Se è vero che la presenza di autentiche alleanze strategiche in governi ed imprese è fattore importante per la nascita di autentiche TSP, è vero anche che il modo in cui la società civile crea le TSP, o si fa coinvolgere in esse, risulta decisivo nel determinare se saranno fautrici di una globalizzazione positiva oppure se saranno null’altro che una maschera dietro cui si nasconderà il crescente e distruttivo potere della globalizzazione d’elite.
Quale che sia la risposta, la realtà rimane; Alcuni aspetti della tripartizione, sebbene distorti, sono emersi in maniera molto centrale in una delle più potenti istituzioni mondiali, e la Banca Mondiale non è che un esempio.
Ora la pratica sta iniziando a diffondersi globalmente, paese dopo paese.
I contorni del colosso TSP
La Tabella 7 illustra l’impressionante rete di istituzioni propugnanti ed impegnate in rapporti e dialoghi tri-sector (TSD) e/o tri-sector partnership (TSP). La Tabella 8 indica come tali blandi e parzialmente intenzionali network giustificano il proprio ingresso nelle TSP. Considerate assieme le due tabelle mostrano come le TSP stiano prendendo massicciamente piede in tutto il mondo.
Tabella 7. Alcune istituzioni/progetti propugnanti tri-sector partnership
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Business Partners for Development (BPD) |
PACT |
Civicus |
Partnerships for Poverty Reduction (PPR) |
Copenhagen Centre |
Prince of Wales Business Leaders Forum (PWBLF) |
Ford Foundation |
Synergos |
German Council on Foreign Relations |
U.N. Global Compact |
Global Knowledge Partnership (GKP) |
U.N. Development Program (UNDP) |
Global Public Policy Project (GPP) |
U.S. Agency for International Development (USAID) |
Global Public Policy Project (GPP) |
World Bank |
Inter-American Foundation (IAF) |
World Business Council for Sustainable Development |
International Cooperative for Environmental Leadership (ICEL) |
World Economic Forum (WEF) |
International Development Research Centre (IDRC) |
World Wildlife Fund (WWF) |
John Hopkins Institute for Policy Studies |
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La U.S. Agency for International Development (USAID) sta avviandosi verso le TSP, sostenendo che tale approccio costituisca un modo per raggiungere sinergie, risolvere conflitti e rafforzare le istituzioni, il tutto nell’ottica di uno sviluppo sostenibile. L’USAID ha anche pubblicato un manuale per le TSP dal titolo "Partnering for Results; A User’s Guide to Intersectoral Partnering", edito in occasione della conferenza tenutasi nel 1998 per i Direttori dell’USAID in missione nelle varie parti del mondo.
Il governo degli Stati Uniti ha un ulteriore appoggio sul terreno delle TSP tramite l’ Inter-American Foundation (IAF). A fianco della Banca Mondiale e del U.N. Development Program (UNDP), l’IAF è fautrice della riduzione della povertà attraverso un progetto di tri-secor partnership chiamato PPR ("Partnerships for Poverty Reduction"). La IAF mira a costruire fiducia, sviluppando le capacità istituzionali e costruendo capitale sociale, con l’obiettivo di ridurre la povertà in America Latina e nei Caraibi. La IAF riconosce la complessità dei processi di sviluppo, conscia della necessità di operare nell’ambito dei reciproci vantaggi che imprese, governi e società civile trarrebbero dalla riduzione della povertà.
Il governo degli Stati Uniti eroga circa 22 milioni di Dollari ogni anno a favore di società che operano nel sociale. E’ importante far notare alla società civile globale che alcune ONG coinvolte in questo progetto hanno acconsentito a che lo scopo del loro lavoro fosse definito nel senso di una mera fornitura di servizi.
Vi sono anche delle iniziative provenienti da parte delle imprese. La più importante di queste viene dal Prince of Wales Business Leaders Forum, che risulta essere tra le altre cose partner principale per molte TSP in tutto il mondo. Tra queste figurano: Banca Mondiale, Nazioni Unite, USAID, Pact, Copenhagen Centre, World Business Council for Sustainable Development, Institute for Development Research (IDR), Johns Hopkins Center for Civil Society Studies e la Stuart Mott Foundation.
La porta d’ingresso del PWBLF nel mondo delle tri-sector partnership è quella dei progetti di responsabilità sociale delle imprese e di sviluppo sostenibile. L’obiettivo è quello di promuovere il radicamento locale delle imprese, le quali vengono allo stesso tempo incentivate a tener presente la questione dei diritti umani nell’espletamento delle loro attività imprenditoriali. Il PWBLF riconosce che le imprese operano in un mondo soggetto a continui e repentini cambiamenti, nel quale le questioni economiche, sociali ed ambientali si interpenetrano strettamente. Per questo motivo il PWBLF ritiene necessario far leva sulle differenti capacità e risorse caratterizzanti le tre istituzioni chiave della società – imprese, governi e società civile – per meglio affrontare i complessi problemi del mondo.
Tabella 8. Fondamenti istituzionali informanti l’attività in ambito TSP
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Istituzione |
Principali aree d’interesse |
Motivazioni per la partecipazione a TSP |
Settore Governativo |
Business Partners for Development (World Bank Group con partner da società civile ed imprese) |
Risorse Naturali
Acqua/Depurazione
Gioventù
Sicurezza stradale |
- Benefici win-win benefits per tutt’e tre
- Sinergie
- Espansione ed elevazione delle partnerhips
- Possibilità di accrescere il prestigio dell’istituzione
- Possibilità per le organizzazioni della società civile di espandere ruolo e potere
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Global Knowledge Partnership (GKP) |
Sviluppo sostenibile |
- Un’azione efficace per l’inclusione dei poveri richiede partnership
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Global Public Policy Project (GPP) |
Riforma UN |
- Rafforzamento delle risposte governative a questioni transnazionali
- Esiti puntuali, efficaci, concreti, sostenibili ed evolutivi delle decisioni politiche
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Inter-American Foundation (IAF) |
Sviluppo sostenibile |
- Possibilità di accrescere il prestigio dell’istituzione
- La complessità dei problemi richiede di operare considerando comparativamente o vantaggi di ciascun settore
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International Dev't Research Centre (IDRC) |
Sviluppo sostenibile |
- Condivisione delle conoscenze
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Partnerships for Poverty Reduction (WB, IAF, UNDP) |
Povertà |
- Costruire fiducia
- Costruzione di competenze istituzionali
- Costruire capitale sociale
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UN Global Compact |
Diritti umani, lavoro, ambiente |
- Trovare soluzioni a problematiche inerenti diritti umani, lavoro e ambiente
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USAID (New Partnerships Initiative) |
Sviluppo sostenibile |
- Rafforzamento istituzionale
- Risoluzione dei conflitti
- Sinergie
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Settore delle imprese |
Int'l Cooperative for Environmental Leadership (ICEL) |
Ambiente, tecnologie |
- La cooperazione è necessaria per affrontare meglio le questioni ambientali
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Prince of Wales Business Leaders Forum |
Sviluppo sosteniblie (responsabilità sociale delle istituzioni) |
- Problematiche e percorsi di cambiamento
- Radicamento delle imprese locali
- Richiesta di cittadinanza per le imprese
- Diritti civili e imprese
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World Economic Forum |
Globalizzazione |
- Prefigurare e condividere soluzioni alle sfide
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Società Civile |
Ford Foundation |
Democrazia, povertà e cooperazione |
- Reciproca comprensione
- Promozione delle intelligenze
- Incentivare il coinvolgimento
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Institute for Dev't Research (IDR) |
Sviluppo sostenibile |
- Configurazione ed implementazione delle decisioni politiche
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Institute for Public Private Partnerships (IP3) |
Sviluppo sostenibile |
- Contrazione delle risorse
- Fruibilità dei servizio
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John Hopkins (Institute for Policy Studies) |
Società civile e Governance |
- Importanza del ruolo di tutti gli attori operanti in partnership
- Complessità dei problemi
- Deperibilità delle risorse
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PACT |
Rafforzamento della società civile |
- Costruzione di visioni condivise e implementazioni innovative
- Incremento di risorse e sfere d’influenza
- Rendere le ONG più lungimiranti e strategiche
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Synergos |
Povertà |
- Coinvolgimento e interazione
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Il PWBLF è coinvolto in progetti di TSP operanti in più di 20 paesi a livello globale.
Sempre più spesso assistiamo al coinvolgimento di importanti fondazioni della società civile in tri-sector partnership. La Rockefeller Foundation ha recentemente inaugurato il suo Global Inclusion Program, volto ad “assicurare una maggior democraticità dei processi di globalizzazione onde garantire maggior equità e benefici anche per le popolazioni, le culture e le comunità più vulnerabili e meno affrancate di tutto il mondo”, nella convinzione che le TSP siano possibili poiché la globalizzazione “contribuisce alla rottura delle barriere tradizionalmente in essere tra stato, mercato e società civile. Essa cambia le costrizioni e le operazioni di governi nazionali, imprese e ONG [...] In conformità alla missione della Rockefeller Foundation, lo scopo primario dell’attività del Global Inclusion è di assicurare che i processi di integrazione globale siano quanto più democratici e trasparenti possibile, risultando al contempo benefici per i popoli e le comunità più vulnerabili”
E’ interessante capire come la Foundation intenda portare a compimento il suo programma.
L’analisi dei processi di cambiamento sociale in un contesto globale sviluppantesi tematica dopo tematica ci permetterà di sviluppare delle “regole di base” in merito a norme, valori, pratiche ed istituzioni che puntelleranno la globalizzazione. Sulla base di tali analisi sulle tematiche in relazione alla vita dei poveri e degli esclusi svilupperemo una “strategia d’investimento totale” in grado di promuovere una rete di partner apportatrice di conoscenza ed esperienza presso intervalli critici del processo globale di cambiamento sociale.
Il nostro approccio identificherà anche le nuove regole base, che riflettano norme e valori democratici, accordando gli interessi delle popolazioni indigenti con quelli degli altri attori interessati. Promuoveremo infine l’applicazione di queste regole base da parte di ONG, imprese e governi come strumento per promuovere pace e prosperità globali.
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Lasciamo alla valutazione individuale dei membri della società civile la desiderabilità e l’autenticità di un tale approccio alle tri-sector partnership. Ma certamente una sottotematica del Global Inclusion Program è destinata a provocare un acceso e animato dibattito interno alla società civile globale. Si tratta della sottotematica del “Dialogo Globale sulle Biotecnologie Vegetali”, aventi come obiettivo la protezione dei poveri da possibili effetti negativi “rendendo possibile il loro accesso alla tecnologia”.
Sorprendentemente vi sono anche tri-sector partnership che promuovono le TSP! Pact, organizzazione della società civile, descrive se stessa come contribuente alla crescita globale della società civile “rinforzando globalmente il settore no profit orientato alle comunità lavorando altresì con partner strategici per identificare ed implementare approcci di sviluppo partecipativo in grado di promuovere giustizia economica, sociale ed ambientale a livello di comunità”. Sul solco di questo programma, Pact offre servizi di sviluppo organizzativo (SO) ad attori della società civile. Al centro di questo approccio SO vi è “il concetto di lavoro di gruppo, estensione naturale dei due principi guida che caratterizzano tutti i progetti Pact: partecipazione e partnership”. Questo concetto di lavoro di gruppo promuove “ interrelazioni cooperative ma paritarie con enti donatori, governi e imprese”.
Alla ricerca di sinergie con governi e imprese e per perseguire i suoi obiettivi, Pact è recentemente entrata in una tri-sector partnership con USAID e Prince of Wales Business Leaders Forum. Pact descrive questo step come segue:
Pact riconosce che serve qualcosa di più che non il solo settore pubblico per affrontare gli urgenti problemi sociali, economici ed ambientali che sorgono in tutto il mondo. Allo stesso tempo le imprese vedono sempre più gli investimenti effettuati nel sociale rivelarsi nel lungo termine i migliori dal punto di vista dei rendimenti netti. • In ogni caso noi ed i nostri partner ricerchiamo nuove modalità per fare affari insieme che diano anche il loro contributo ad uno sviluppo sostenibile per mezzo di un miglior utilizzo regolato dei nostri vantaggi relativi.
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Questi esempi mostrano il grande appeal che le TSP esercitano su governi, imprese e società civile. Assistiamo all’implementazione di TSP in decine di paesi in tutto il mondo, sostenute con finanziamenti da decine di milioni di dollari.
I sostenitori delle TSP ne promuovono l’approccio innovativo nell’affrontare una discreta quantità di tematiche:
- responsabilità sociale delle imprese
- riduzione della povertà
- buon governo
- gestione delle risorse naturali
- acqua e questioni sanitarie
- sicurezza stradale
- problematiche giovanili
- sviluppo delle leadership
- democrazia
- diritti umani
- lavoro
- ambiente
- disuguaglianze sociali
- informazione e sviluppo sostenibile
- sviluppo sostenibile
E’ facile comprendere l’entusiasmo dei sostenitori delle tri-sector partnership guardando ai molti potenziali vantaggi offerti nell’affrontare la complessa sfida della globalizzazione e nel perseguire uno sviluppo inclusivo e sostenibile.
Questi potenziali vantaggi includono:
Livello settoriale istituzionale
- costruzione delle capacità
- rafforzamento organizzativo
Livello intersettoriale
- riduzione delle lacune partecipative ed informative
- costruzione di fiducia e mutuo intendimento
- risoluzione dei conflitti
- sinergie
- win-win per tutti e tre i settori
- condivisione delle conoscenze
- incremento di risorse e sfere d’influenza
- operatività basata su mutui vantaggi relativi per ogni settore
- risoluzione problemi di scarsità delle risorse
Livello sociale globale e nazionale
- miglior approccio alle problematiche ambientali
- accrescimento di prestigio per le organizzazioni
- cittadinanza per le organizzazioni
- miglior progettualità delle politiche
- approccio ai diritti umani
- rafforzamento delle risposte governative alle questioni transnazionali con particolar riferimento in merito a liberalizzazioni e rapidi cambiamenti tecnologici
- accrescimento delle capacità di affrontare problemati
- che sociali complesse
inclusività sociale, specialmente dei poveri
- costruzione di capitale sociale
Queste istituzioni globali chiave non hanno solamente una agenta di TSP istituzionale. Si collegano infatti attivamente anche con altre tramite internet e tramite conferenze. Nel complesso esse si candidano tanto ad essere un formidabile nuovo elemento di sostegno per l’establishment d’elite quanto una delle più importanti innovazioni sociali dell’autentica tripartizione del XX secolo.
Il messaggio che emerge da uno studio approfondito di questo network, dei suoi contenuti e compiti è tanto semplice quanto profondo. Le TSP sono l’onda del futuro, specialmente dopo Seattle. Nella corsa per modellare il futuro della globalizzazione e quindi i destini delle nazioni, le TSP verranno sempre più ad espressione nel panorama e nel campo delle politiche. Questo è uno sviluppo che la società civile globale può ignorare a suo rischio e pericolo o con il quale può impegnarsi criticamente a gestire e modellare un differente tipo di processo di globalizzazione.
La società civile e il colosso TSP
Con l’emergere delle iniziative delle TSP nei centri nevralgici delle elite di potere e nel seno della stessa società civile, risulta chiaro che la società civile globale si troverà da qui a poco a dover affrontare una sfida ardua. La tripartizione autentica costituisce uno dei più importanti contributi creativi della società civile al mondo. Ora, con centinaia di sedicenti TSP presenti tutt’intorno sulla scena, la società civile si trova ad affrontare la disorientante esperienza di dover distinguere fra TSP autentiche e problematiche, rendendosi così vulnerabile alla cooptazione.
Ad ogni modo nella società civile è presente la consapevolezza che chi cercherà di cooptare può essere al contempo vulnerabile nell’arena e nel campo degli strumenti della cooptazione stessa. Così le TSP, laddove adeguatamente stimolate dalla società civile globale, possono anche indebolire ulteriormente la presa delle elite sui contenuti e sui processi in essere della globalizzazione. Questo è in particolar modo il caso delle TSP come strumento di cooptazione, giacché la società civile globale ha di fatto portato ad esistenza la tripartizione. Essa è quindi in grado di determinare direzione e destini ultimi delle TSP. Può decidere proattivamente se far divenire le TSP nodo d’ingresso verso autentici processi di tripartizione o far si, per inadeguatezza, che diventino il colosso atto a neutralizzare ed erodere l’incidenza e il peso della società civile nelle questioni mondiali.
Come può la società civile prepararsi a questa sfida epocale?
In primo luogo bisogna che la società civile riveda i presupposti stessi su cui valuta ciò che essa è, da dove viene e da quale fonte derivi il suo potere. Da un siffatto processo chiarificatorio si svilupperebbe un salutare rispetto per i diversi approcci che la società civile potrebbe porre in essere per affrontare la sfida della globalizzazione d’elite.
In secondo luogo la società civile globale deve comprendere che i dialoghi e le partnership tri-settoriali rappresentano una delle valide risposte alla summenzionata sfida. Sono tanto valide quanto l’approccio che necessariamente si espresse nel contesto della vittoria di Seattle, eccezion fatta per la violenza di poche decine di persone. Assodato questo, è bene che la società civile globale riservi le sue critiche per casi concreti di whitewash o selling out.
Infine, c’è molto da apprendere dalle attuali articolazioni ed esperienze in essere delle TSP. La società civile globale si trova finalmente nelle condizioni di concretizzare le opportunità e le possibilità per autentici processi di tripartizione, costruendo a partire dagli sforzi già in atto da parte delle TSP.
La società civile globale non può fuggire dal colosso delle tri-sector partnership. In talune situazioni strategiche si renderà necessaria la mobilitazione di strada, ma le TSP sono deputate a diventare la nuova arena per la lotta tra le forze culturali della società civile globale e le forze predominanti economiche e politiche della globalizzazione d’elite.
Il risultato di questa sfida epocale determinerà se, davvero, siamo alla “fine della storia” oppure all’inizio di una, nuova ed entusiasmante.
(traduzione di Daniel)
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