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L’abbruttirsi del denaro e il suo addomesticamento
Da una comprensione dei processi monetari ad un rinnovamento della vita culturale-spirituale

di Stephan Eisenhut

03/2018



Sommario

I profitti esplodono nel settore finanziario e il capitale imperversa alla stregua di un animale impazzito su tutto il globo terrestre. Già dalla fine del diciannovesimo secolo il denaro è diventato una merce diventando così qualcosa di astratto. Le conseguenze di ciò sono state descritte da Rudolf Steiner come "una dissoluzione degli scambi umani concreti nelle interazioni sociali". Con una funzionale tripartizione sociale sullo sfondo, ovvero sotto forma di una sfera culturale, una sfera del diritto e una sfera economica, Stephan Eisenhut mette in luce le attività economiche sempre più minacciose che ruotano attorno agli hedge fund, ai take-over e alle fusioni. Dalle sue considerazioni, emergono, tra altre, la possibilità di riforme per un rinnovato diritto di proprietà che consegni i mezzi di produzione nelle mani di individui che collaborano tra loro.


La Deutsche Bank indica, per il 2005 risultati per 6,4 miliardi di Euro con un miglioramento del 58% rispetto a quelli del 2004[1]. Nel novembre del 2006, Deutsche Bank ha già annunciato per i primi nove mesi del 2006 un risultato, al lordo delle imposte, di 6,3 miliardi di Euro[2]. Una parte significativa di questo profitto si deve ad un certo Anshu Jain responsabile per i mercati globali, per il commercio di titoli a reddito fisso, per le attività sul mercato valutario e per le attività di cambio. Soprattutto nel commercio estero la Deutsche Bank è ritenuta essere una banca leader. Su Jain un giornale tedesco si è espresso nel modo seguente: "La rivista ‘The Economist’ lo chiamò una volta ‘Bondjunkie’, colui che ha trasformato la banca in un gigantesco hedge fund. Ma le attività che Jain gestisce, sono così difficili da esaminare, che la sua posizione non è in discussione, almeno fino a quando avrà successo."[3]

I processi monetari sono difficili da esaminare. Per molte persone è già tanto se hanno dei soldi. Ma gli opachi processi del denaro stanno definendo la nostra vita in misura sempre crescente. Meritano quindi la nostra speciale attenzione. Già 100 anni fa, l'americano Brooks Adams descrisse nel suo libro: "La legge della civiltà e del declino", che all'inizio del XIX secolo nell'economia il dominio dei commercianti era stato sostituito dal dominio delle banche[4]. Rudolf Steiner approfondisce questa analisi quando discute approfonditamente questo problema richiamato dalle relazioni monetarie astratte all'interno dell'organismo sociale globale[5]. E sviluppa ulteriormente il pensiero, mostrando che alla fine del 19° secolo il dominio dei banchieri "...era passato al dominio delle azioni, delle banconote in quanto tali. E siamo arrivati ad un punto in cui il singolo proprietario del capitale non è più l’elemento essenziale, ma piuttosto lo è l'astratto, accumulato capitale."[6]

A quel tempo non esisteva ancora una moderna tecnologia dell'informazione, che oggi consente ad enormi quantità di capitali di venire spostate in pochi millisecondi in giro per il globo terrestre. I movimenti di capitali degli anni '20 del XX secolo erano piuttosto limitati rispetto a quelli di oggi.

Tuttavia già allora Rudolf Steiner formula il seguente giudizio: "Lo sviluppo umano è arrivato ad un estremo, ad un limite imposto dall'esterno. Poiché nel momento in cui il denaro come tale domina, nel momento in cui diventa la spinta fondamentale, sono giunti i tempi in cui le realtà sono soppiantate, oserei dire, da un numero nudo e crudo, espresso in forma di denaro."[7]

Questa sostituzione della realtà con il denaro richiederebbe una comprensione spirituale del denaro. Incompreso, lo spirito umano agirebbe in misura sempre crescente come una forza astratta entro il denaro. Se questa forza di astrazione, tuttavia, viene colta dallo spirito umano autocosciente e mai più riportata sulle realtà umane, allora il denaro può continuare a servire le persone. Se ciò non accade, si scatena un altro spirito distruttivo, che cerca di dissolvere le realtà umane. È di fronte a un tale spirito che ci troviamo oggi.

Il capitalismo monetario come si è sviluppato nel XIX secolo, è visto da Rudolf Steiner come l'effettiva forza distruttiva della vita sociale. La causa di ciò risiede nelle proprietà del denaro stesso, che cerca di uniformare tutto. La realizzazione di un'opera d'arte richiede un approccio totalmente diverso rispetto alla produzione di un paio di stivali. Nel primo, è l’attività spirituale a trovarsi in primo piano, nel secondo lo è quella materiale. Tuttavia entrambi potrebbero essere venduti per la stessa somma. "Il denaro," secondo Rudolf Steiner ", assume in tal modo un certo carattere astratto di fronte ai processi reali della vita"[8]. Attraverso questo carattere omologante del denaro, il territorio e il suolo, mezzi di produzione e di consumo – che sono cose molto diverse a seconda dei vari modi in cui ciascuna di esse è collocata all'interno del processo socioeconomico –, possono entrambe venir trattate nello stesso modo. Ciò fa si che ci siano persone, alle quali importa esclusivamente di acquisire e moltiplicare denaro, e che sono indifferenti al fatto che esso rappresenti terra e suolo o mezzi di produzione o anche fonti di sussistenza per le persone.

Ciò significa che gli interessi concreti che si possono avere per singoli prodotti e rami di produzione vengono sostituiti da interessi astratti, per i quali tutte queste differenziazioni si dissolvono, vale a dire a causa del capitale monetario. Sotto l'influenza dell'economia bancaria globale questo ha portato alla "dissoluzione degli scambi concreti nelle interazioni sociali umane"[9].

Con ciò si è formulato il problema principale della vita sociale moderna: il dissolvimento degli scambi concreti tra le persone. Le decisioni non vengono più prese attraverso la percezione delle circostanze e dei bisogni individuali della vita, come ad esempio il modo in cui la terra e il terreno o i mezzi di produzione possono essere utilizzati, ma da astratte considerazioni di tornaconto. I rapporti umani concreti vengono sostituiti da processi monetari astratti ma potentemente attivi, che guidano ulteriormente le persone verso uno svolgersi inconsapevole degli eventi.

Esiste, ad ogni modo, una possibilità di sfuggire a questo decorso inconsapevole degli eventi dell'economia moderna? Seguendo ulteriormente il pensiero di Rudolf Steiner, il problema non risiede realmente nell'economia, ma prima di tutto nell'arte e nei modi in cui la vita culturale-spirituale si relaziona con l'economia. La vita culturale e spirituale contemporanea è diventata essa stessa astratta quanto i processi monetari sopra descritti. Una tale vita culturale-spirituale non è in grado di difendersi contro le astrazioni monetarie che lavorano con le stesse evidenze dei processi naturali, né può influenzare una vita del diritto ostaggio di decisioni prese a maggioranza, attraverso, ad esempio, la stimolazione di una autentica conoscenza del diritto, acquisita sulla base di una vita spirituale libera. Una questione centrale della vita sociale comune è quindi: come potrebbe effettivamente realizzarsi una vita culturale-spirituale che possa trovare in sé la forza di questa necessaria autoaffermazione all'interno della società?

Uno sguardo più ravvicinato alla determinazione funzionale delle nozioni di "vita culturale-spirituale", "vita del diritto" e "vita economica" potrebbe chiarirlo.

Con la sfera sociale della Vita Culturale-spirituale, è da intendersi qualcosa che ha origine principalmente dall'individuo. Bisogna dirsi: ovunque nella vita sociale qualcosa giunge all'esistenza attraverso le capacità individuali, lì la Vita Culturale-spirituale è all’opera[10]. La gestione di un'impresa è quindi un'espressione della Vita Culturale-spirituale tanto quanto la concezione di un buon libro. Allo stesso modo la cottura del pane è un'espressione della vita culturale-spirituale, in quanto riguarda le capacità individuali della persona in questione.

Se tuttavia si considera soprattutto il risultato dell'attività umana, che è destinata allo scambio, allora è la Vita Economica che viene a porsi in evidenza. È la funzione della Vita Economica a prendere in considerazione e a modellare i processi e le condizioni relative alle merci.

Al contrario, è la funzione della vita culturale-spirituale a considerare l'individuo e le sue contingenze della vita. La vita culturale-spirituale non è tuttavia fondata su un individuo che può esistere per sé stesso, ma soprattutto su una reciproca percezione dell'attività individuale.

La vita del diritto si occupa dell'essere umano in generale, nella misura in cui questo generico essere umano richiede norme di diritto. Dalla vita del diritto di determinati gruppi di persone si sono formati i singoli Stati. Lo Stato ha il compito di proteggere le norme del diritto sia internamente che esternamente. La vita giuridica ha la funzione di considerare ciò che vive e si esprime tra le persone e ciò che può essere vissuto come molesto o pericoloso. Qui deve intervenire in modo normativo. Le diverse funzioni vengono guidate o da considerazioni individuali o da considerazioni di gruppi umani o dai processi delle merci (a livello mondiale).

Da questa tripartizione funzionale, si può dedurre una tripartizione istituzionale. Senza la tripartizione funzionale sullo sfondo, qualsiasi tentativo di plasmare la società porterebbe a qualcosa di banale. Mentre non necessariamente sono le istituzioni a determinare in quale modo i tre arti dell'organismo sociale debbano essere differenziati in modo corretto e sano. Ma se abbastanza persone potessero entrare in contatto consapevolmente con quelle forze della vita sociale, allora la determinazione potrebbe derivare dai diversi atteggiamenti interiori che emergono da coloro che devono assumere i tre punti di vista nelle varie sfere così delineate della vita. Oggi si percepisce come quegli atteggiamenti dell’anima siano determinati prevalentemente dall'economia o dalla vita giuridica. In altre parole, tutto potrebbe diventare soggetto ad un tipo di pensiero calcolatore basato su processi di merci, oppure potrebbe accadere che lo Stato con la sua capacità normativa divenga elemento determinante e che, a lungo andare, verrebbe vissuto come una minaccia per le relazioni dei singoli. Ma ciascuna di queste direzioni significherebbe scacciare il diavolo con l'aiuto di Belzebù, mentre lo Stato non può verosimilmente negare i propri principi per rendere giustizia alle relazioni individuali. L’appropriato atteggiamento dell’anima richiesto può essere sviluppato solo all'interno della vita culturale-spirituale. Si può correggere una direzione inadeguata dell'economia solo quando questa viene completata da una vita culturale-spirituale in grado di riconoscere l'individualità di un'altra persona.

La mancanza di questa capacità percettiva si manifesta oggi nel modo più chiaro a livello individuale nel lavoro sui processi di capitale. Come nasce il capitale? Solo attraverso il fatto che lo spirito creativo individuale agisce in modo fecondo e organizzativo sulla produzione ed organizzazione economica, mentre con ciò si risparmia del lavoro umano. Il capitale è il surplus che si produce quando lo spirito individuale è attivo in modo produttivo. Esce dalla vita culturale-spirituale e non dall'economia propriamente detta. Quando il capitale diventa merce, allora cade nel potere della vita economica.

Le persone si sono abituate ad organizzare il passaggio del diritto di usufrutto sui mezzi di produzione e sul capitale monetario verso altre persone mediante contratti di vendita. Le imprese vengono trattate come materie prime e il capitale monetario viene reso disponibile quando si prevedono rendimenti potenzialmente elevati. Le società raccolgono capitali suddividendo i diritti di proprietà e vendendoli come azioni in borsa. Ma anche le società non quotate in borsa possono essere acquistate e vendute.

Da più di 20 anni alcuni fondi si sono specializzati nell'acquisizione di partecipazioni di maggioranza o nella completa acquisizione di imprese che diventano disponibili sul mercato azionario: questi cosiddetti fondi di private equity sono stati recentemente screditati, nonostante la loro pretesa di rimettere in pista imprese mal gestite e indebitate attraverso la loro partecipazione e gli investimenti nuovamente operanti.

Le imprese risanate sono quindi di norma vendute dopo cinque o sei anni con grandi profitti. Il capitale a loro disposizione è stato in passato raccolto da questi fondi in primo luogo dagli investitori molto ricchi, quelli che potevano permettersi di non disdegnare opportunità di investimento nuove o addirittura non garantite, poi in seguito, dagli investitori più istituzionalizzati come i fondi pensione, compagnie assicurative e banche, ma anche dalle istituzioni statali. Nella fase di start-up questi fondi di private equity avrebbero potuto infatti, nel senso di queste affermazioni, sanare le imprese. Avevano per lo più solo accesso a società piuttosto malandate. Con i loro crescenti successi, questi fondi sono diventati interessanti anche per le banche stesse. Quando il capitale viene trattato come una merce, allora esso si trova a dirigersi verso quel luogo in cui riceverà il più alto rendimento, indipendentemente da dove, per così dire, si possa ottenere il massimo interesse. In questo senso, è stata una conseguenza naturale che nella misura in cui i fondi azionari privati hanno avuto successo, il capitale si sia riversato verso di loro.[11] Ma quanto più capitale diventa disponibile, tanto più diventa difficile che venga investito con una elevata remunerazione. Allo stesso tempo - attualmente questi fondi sono sottoposti a forti pressioni -, non appena i loro profitti diminuiscono, gli investitori disimpegnano il loro capitale.

Molti fondi quindi hanno quindi sviluppato metodi sempre più brutali per mantenere alti i rendimenti. Il metodo più semplice in tal senso è quello di ridurre la quota di capitale proprio nelle acquisizioni.

Le statistiche dimostrano che le quote azionarie dei Fondi diminuiscono in modo costante dal 2001. Per le imprese che sono state rilevate, ciò significa che hanno dovuto pagare un debito sempre più alto, pagando sempre più interessi. Quindi la strategia si è spostata sempre più verso imprese ben gestite, che in effetti non avevano affatto bisogno di alcun risanamento e che sono state letteralmente mandate al macello. Un esempio a questo riguardo è Cognis del gruppo Henkel, che è stata venduta da Henkel per ragioni strategiche nel 2001. Cognis aveva, prima dell'acquisizione di Goldmann-Sachs e Permira, una quota azionaria superiore al 30%; dopo l'acquisizione per 2,5 miliardi di euro, questa quota era scesa al 4,1%. A causa di ciò, Cognis dovette restituire prestiti per 900 milioni di Euro, che a causa degli alti tassi di interesse portarono nel 2002 a una perdita annuale di 25 milioni di Euro. Inoltre, Cognis ha dovuto erogare ogni anno milioni di commissioni di consulenza a Goldmann-Sachs e Permira.

Quindi gli investitori hanno generato ulteriori capitali a favore del mercato azionario a spese dell'impresa che è diventata sempre più indebitata e da cui in qualche modo hanno incassato somme elevate di dividendi speciali. Sebbene l’operatività giornaliera di Cognis si svolgesse senza intoppi, non avrebbe potuto realizzare ulteriori profitti a causa della sua grande quantità di debiti. Il tentativo da parte degli investitori nel febbraio 2006 di liberarsi dell'impresa fallì. Ora l'impresa viene "ristrutturata", vale a dire che i dipartimenti meno redditizi sono esternalizzati e l'occupazione è stata ridotta.[12]

Il risultato di tali investimenti è un disturbo del potenziale economico e non il suo sviluppo. Le ambizioni e l'effettiva realtà del settore Private Equity sono oggi piuttosto distanti. Con l'esempio del Private Equity viene chiaramente mostrato cosa succede, quando prestiti e mezzi di produzione vengono trattati alla stregua di materie prime. L'idea originaria alla base di un'impresa viene completamente cambiata nel suo opposto, portando a "risanare" le imprese in una spirale economica al ribasso, quando troppi capitali monetari risultano disponibili. Ciò porta infatti a imprese ben gestite che diventano vittima di strategie di investimento e che soffrono per i loro debiti.

È uno dei problemi principali della moderna divisione del lavoro nell'ambito dell’economia il fatto che viene creato troppo capitale mentre apparentemente non sembra che un suo significativo utilizzo possa essere trovato. Il punto di vista dell'economia, che può solo riguardare i processi delle merci, non consente per il capitale un'allocazione significativa. La dinamica dovrebbe quindi, per necessità, essere invertita nel suo opposto.

Nel 2006, 2,9 miliardi di euro sono stati spesi esclusivamente per acquisizioni di imprese. Ciò rappresenta il 16% in più rispetto al 2000, anno in cui scoppiò la bolla della New Economy e il 29% in più rispetto al 2005.[13] Non solo i Private-Equity-Funds traggono profitto da questo boom, ma in misura ancora maggiore le banche di investimento, le banche commerciali, i fondi di investimento e gli investitori istituzionali come le compagnie di assicurazione. Tuttavia, non si è raggiunto un vero aumento del potere d'acquisto. Al contrario: una parte crescente dei prezzi dei beni reali, che sono pagati dai consumatori, devono essere coperti dalle imprese in quanto costi per i prestiti e altri costi di capitale. Non sorprende quindi che i consumatori, sebbene aumentino la produttività, oggi abbiano a malapena più soldi in tasca rispetto al 1991.[14] Se il denaro non serve per l’organizzazione dello scambio di risultati tangibili ma per il commercio dei diritti d'uso, appare una doppia dissoluzione nel processo socioeconomico: da un lato appaiono letteralmente come dei ‘parcheggi’ per i diritti di acquisto unitamente ad un potere d'acquisto stagnante o addirittura decrescente, dall’altro i prezzi per questi diritti d'uso, per le società e le imprese, vengono incessantemente guidati verso l'alto, ma senza che in cambio vengano realizzati degli effettivi risultati.

Ci si potrebbe aspettare che colui che vende questi diritti vorrebbe con i soldi così guadagnati nuovamente fare degli acquisti. In alcuni casi questo può accadere, ma nel complesso gli sviluppi dimostrano che in realtà ancora una volta si creano richieste per ulteriore denaro, - non per beni -, che poi vengono sempre più investiti nei mercati in quanto diritti (d'uso, di proprietà), i quali bloccano l'economia, non per il consumo, ma per la mera speculazione.

Questo spiega abbastanza chiaramente l'attuale ondata di fusioni. La più devastante di queste evoluzioni risiede nel fatto che gli attori finanziari risultano sempre più interconnessi tra di loro. Se, per esempio, un'impresa vuole acquisire una partecipazione di maggioranza su un'altra impresa, per farlo prenderà in prestito denaro da una banca commerciale. La banca commerciale assicurerà quindi il suo rischio di credito, assumendo una sorta di assicurazione contro i rischi di credito con un Hedge Fund sotto forma di derivato di credito a fronte del pagamento di un bonus. L'Hedge Fund ricostituirà quindi un commercio speculativo con questi derivati creditizi.[15] Allo stesso tempo, potrebbe accadere che un'altra divisione della stessa banca investa del denaro negli Hedge Fund. Questa strada conduce ad un intreccio fatale ed ingestibile di relazioni finanziarie che possono facilmente crollare come un castello di carte. I regolatori finanziari (banche centrali, Fondo monetario internazionale, Banca dei regolamenti internazionali) osservano questi sviluppi con sospetto. L'economista americano Nouriel Roubini, che fornisce, a tariffe elevate, attraverso il suo sito web www.rgemonitor.com informazioni complesse all'interno dei settori economico e politico, alle banche centrali, alle università ma anche a società finanziarie e commerciali, si aspetta ad esempio un crollo dell'economia USA nella primavera di quest'anno (2007) con conseguenze incalcolabili per l'economia mondiale[16]. Un tale crollo non significa nient'altro che la capacità e il potenziale di produzione disponibili non possono essere correttamente utilizzati, per cui il denaro perderebbe il suo potere d'acquisto. Il denaro come mezzo per scambi economici di beni, non sarà più in grado di adempiere alla sua funzione. Un'economia basata sulla commercializzazione dei diritti di proprietà è altamente instabile e inefficiente. E mentre l'unica alternativa che viene vista è quella di mettere i diritti di proprietà relativamente ai mezzi di produzione nelle mani dello Stato, l'economia di libero mercato si configura facilmente come l'unica migliore opzione per tutti gli altri modelli economici.

In un'intervista a Die Zeit, Rakesh Khurana, professore di psicologia aziendale presso la Harvard School of Business di Boston, descrive come diventerà sempre più un problema quando le imprese perderanno la connessione con gli Stati nazionali, in cui hanno origine, attraverso la globalizzazione. "Le imprese", egli afferma "sono alla fine il prodotto della società. Prima c'è la società, poi appaiono le imprese. E dovrebbero quindi migliorare la vita di coloro con i quali hanno dei rapporti. Devono quindi essere nell'interesse della società. Altrimenti perdono la fiducia di quelle società, e alla fine anche la loro legittimazione."[17] E sollecita la formazione dei dirigenti: "Per la formazione dovrebbe esserci soprattutto l'obiettivo di essere al servizio di tutta la comunità. Ovviamente gli imperativi economici dovrebbero essere soddisfatti, ma dovrebbero pure subordinarsi alla comunità.[18]" L'esigenza avanzata da Khurana, infatti, considera la giusta relazione in cui la vita culturale-spirituale e la vita economica dovrebbero unirsi. E riconosce che la proprietà dei mezzi di produzione dovrebbe essere al servizio della società e non di quelli egoistici. Ma sfortunatamente non riesce a vedere che ciò richiederebbe un cambiamento rivoluzionario per quanto riguarda i diritti di proprietà dei mezzi di produzione. Senza di ciò, il suo punto di vista rimarrebbe fermo alla stadio di semplice ingiunzione e obbligo morale a favore del benessere della società, da acquisire dai futuri manager durante la loro formazione, ma senza un'effettiva base economica che la sostenga. Tali valori morali semplicemente si perderanno nelle circostanze attuali una volta calati nella realtà economica quotidiana. Inoltre, non è un fattore decisivo se la relazione con un'impresa e la sua nazione di origine viene persa; ciò che è decisivo è se l'impresa perde la connessione con la vita culturale-spirituale dalla quale è venuta formandosi. Mentre proprio le nostre società, organizzate come sono negli stati nazionali, impediscono che, per prima cosa, il vero umanesimo possa esprimersi pienamente nella vita dei diritti, e secondariamente che l'individuo possa farlo nella vita culturale-spirituale.

Quando lo Stato non si libera dell'elemento nazionale mentre limita l'elemento nazionale nel suo potenziale di creazione culturale, gli Stati, o gli spazi economici, diverranno essi stessi preda di imperativi economici e inizieranno a competere tra di loro per profitti e standard di vita.

La creazione di un nuovo diritto di proprietà non è una riforma facile da fare[19]. Le più grandi obiezioni verranno dagli atteggiamenti mentali che hanno riconosciuto, e usato, nell'attuale concezione del diritto di proprietà uno strumento di controllo delle imprese. Una tale obiezione sarebbe: se si tentasse di risolvere la contraddizione tra i proprietari di un'impresa e gli investitori, il risultato sarebbero sporchi interessi e corruzione[20]. Inoltre, l'impresa perderebbe, senza la pressione dei mercati dei capitali, le loro particolari dinamiche, il loro vantaggio e la loro competitività.

L’esigenza di rafforzare l'elemento dell’economia di mercato deriverebbe, soprattutto, anche dall'esperienza che ogni qualvolta presunti interessi sociali si accingono ad amministrare i mezzi di produzione, ben presto appaiono anche le strutture burocratizzate. A quel punto, si suppone che queste debbano essere dissolte dal potere di interessi finanziari anonimi.

In effetti, un nuovo tipo di diritto di proprietà avrebbe queste conseguenze, quando il gruppo in quanto tale venisse collocato sopra l'individuo. Ma ciò contraddirebbe completamente il punto di partenza proposto qui. Mentre ciò che è determinante è che il diritto di usufrutto rimanga sempre nelle mani dell'essere umano individuale e concreto. Nelle grandi società funziona solo quando i diversi campi gestiti da un singolo individuo, sono chiaramente definiti.

Il problema è che prima deve essere formata una vera comprensione per l'individualità umana. Quando tale comprensione non è accessibile, allora o è il gruppo che diventerà determinante o lo diventeranno gli anonimi processi di mercato. E a seconda di quale di questi punti di vista viene adottato, verranno trovati argomenti a favore o contro. Ciò che in effetti è il fattore determinante, ovvero ciò che emana dall'individualità, verrà trascurato.

Un'altra questione strutturale e centrale è: come utilizzare un prestito non per una iniziativa economica ma per finanziarne una della sfera culturale-spirituale? La prospettiva mercificante dell'economia trasforma la questione in qualcosa di comodo: l'unico a ricevere il denaro in prestito, è colui che promette il rendimento più alto. Una astratta revisione complessiva di ciò che accade realmente nell'economia nel suo insieme e, se ad esempio ha senso da una prospettiva economica globale sviluppare ulteriormente, o anche avviare, certe capacità produttive, non produce conseguenze dirette. In effetti, qui mancano i corrispondenti organi percettivi sociali. Per ottenere una percezione dei processi economici è necessario che produttori, commercianti e consumatori si colleghino nelle associazioni in modo da deliberare sui requisiti economici.

Le esperienze con una economia odierna completamente sopraffatta sembrano relegare tali considerazioni nel campo delle illusioni. Tuttavia, considerando il modello economico che si è affermato dopo la seconda guerra mondiale in Germania, sembra che ci siano effettivamente elementi che dimostrano come la decisione e il coordinamento tra i partner economici siano possibili e che portano anche vantaggi economici, mentre sotto molti aspetti l'economia nazionale tedesca si è dimostrato superiore all'approccio economico anglosassone[21]. In ogni caso questo modello, a volte chiamato "Germania SpA", è un regno misto, in cui gli elementi dell’Economia, dei Diritti e della Vita culturale e spirituale non sono chiaramente separati. All'interno di un tale modello tedesco di concertazione, gli interessi nazionali possono essere difesi relativamente bene contro altri gruppi di interesse economico, mentre gli strumenti di pressione politica possono anch’essi venir posti in opera. Attualmente, tuttavia, tale modello ricorre agli interessi nazionali di gruppo, che in effetti iniziano a scontrarsi con altri gruppi di interesse nazionali. Caratteristica di ciò è la dichiarazione del primo ministro dell'Assia Roland Koch, che considera un errore, che Germania SpA venga destinata a capitali stranieri, investitori e gruppi di interesse.

"I reciproci introiti di capitale delle imprese, delle banche e delle compagnie di assicurazione", secondo un riassunto di Manager Magazine delle sue dichiarazioni ", hanno avuto anche i suoi lati positivi. Hanno sempre offerto protezione contro le acquisizioni straniere. E forse l'economia tedesca nella sua vecchia formulazione sarebbe stata più assertiva come blocco di potere all'estero[22]."

Il rapido processo di dissoluzione di Germania SpA negli ultimi anni mostra che i gruppi di interesse anglo-americani sotto forma di capitalismo organizzato a livello internazionale si sono dimostrati superiori. La protezione dalle acquisizioni straniere, auspicata da molti politici tedeschi, sarebbe stata raggiungibile solo attraverso una moderna forma di diritti di proprietà avente la capacità di escludere il commercio con le imprese stesse.

L'economia nazionale tedesca è una delle economie più produttive al mondo. In termini di valore, le sue esportazioni superano anno dopo anno anche le gigantesche aree economiche come Stati Uniti, Cina e Giappone. Questa è in realtà l'espressione che in Germania ha luogo una concentrazione di produzione ad alta intensità di capitale. Ciò tuttavia non è una dimostrazione del fatto che i diritti di proprietà dei corrispondenti mezzi di produzione siano in mano ai tedeschi e che i profitti possono essere usufruiti dai tedeschi. Quando la tedesca "Daimler-Benz acquisì l’americana Chrysler, questo generò irritazione negli Stati Uniti. Allo stesso modo, provoca irritazione in Germania quando le grandi imprese tedesche vengono rilevate da società straniere. Qui si esprime il risentimento giustificato che i mezzi di produzione hanno qualcosa a che fare con la cultura di un popolo, mentre la cultura è ancorata all'individuo nella lingua nazionale e nello spazio culturale[23]. Nel suo libro "I punti essenziali della questione sociale", Rudolf Steiner chiarisce che per una cultura una maggiore capacità di influenzare e di essere spiritualmente più fruttuosa nei confronti di un'altra, diventa un problema solo quando tale cultura è imposta attraverso il potere politico o attraverso il potere economico[24]. Il mondo amava la Germania, quando, ai tempi di Goethe, sebbene fosse ancora un nano politicamente ed economicamente, era vista come un gigante culturale. Nella misura in cui il tedesco divenne un gigante economico e iniziò a dispiegare un potere politico, divenne, prima di tutto, per il mondo occidentale un problema che, di conseguenza, poteva essere neutralizzato solo con adeguate contromisure. Fa parte di questo disegno l'integrazione della Germania nel sistema economico europeo e l'internazionalizzazione delle imprese tedesche. In tal senso è indifferente che le imprese straniere si impadroniscano delle imprese tedesche o se siano le imprese tedesche a rilevare quelle straniere. Il risultato è sempre una dissoluzione delle origini nazionali di quelle società.

Il tipico punto di partenza di Rudolf Steiner prevede uno scambio vivace tra la vita economica e la vita culturale-spirituale con l'esclusione dello stato politico. Lo stato ha in questa visione solo il ruolo di creare le condizioni affinché questo possa accadere, ma non dovrebbe esso stesso agire come partecipante attivo, mentre secondo il proprio campo di attività può rappresentare solo interessi di gruppo. La trasformazione dei diritti di proprietà sui mezzi di produzione e la gestione dei surplus sono, secondo Steiner, in realtà questioni e domande per la sfera culturale-spirituale. Poiché queste domande possono essere poste in modo fruttuoso per la collettività solamente quando si decide in base alla percezione individuale in quali mani si dovrebbe porre la gestione di un'impresa e come dovrebbero essere utilizzate le eccedenze risultanti. In contrasto con le evoluzioni attuali, aumenterebbe l'influenza dell'identità culturale di un popolo sull'uso e l'allocazione del capitale.

L'acquisizione di un'impresa rappresenta sempre un mezzo economico violento[25]. Quando tale acquisizione non è più possibile, questo tipo di opportunità di investimento non può più essere supportato dalla sfera dei diritti, che ora esclude tale possibilità. Il capitale può essere investito solamente nell'espansione dei potenziali di produzione. L'espansione del potenziale produttivo ha i suoi limiti nei bisogni e nelle richieste delle persone. Teoricamente, una produzione industriale potrebbe essere ampliata alle esigenze di tutta l'umanità. In alcuni campi questo potrebbe forse avere un senso. Non potrebbe tuttavia accadere, che in un'area particolare in cui un gruppo culturale definito di persone fosse così forte, che attraverso i suoi investimenti possa coprire porzioni sempre maggiori della domanda mondiale, mentre attualmente potrebbe produrre quantità sempre maggiori di eccedenze di capitale. Ecco perché è necessario che solo una parte del capitale prodotto vada in espansione e trasformazione del potenziale di produzione. Il resto dovrebbe essere assegnato all'interno di un gruppo culturale di persone per attività puramente spirituali. Solo questa è la migliore garanzia per una coesistenza pacifica dei diversi gruppi culturali nel mondo.

La vita economica che si svilupperebbe sotto l’egida di un forte gruppo culturale, verrebbe in tal modo intensificata in modo salutare, e non, come oggi, in modo non sano, alla stregua di un cancro sociale[26]. L’abilità di organizzare in modo efficiente il lavoro, rappresenta solamente un lato della vita spirituale. Questa vita spirituale alienata produce molto sul piano materiale ma non contribuisce alla costruzione della vita sociale. Quindi essa deve esse completata da un’altra sorgente di vita spirituale.

Il pensiero razionale e calcolatore richiesto dalla vita economica moderna è allo stesso tempo il risultato di uno sviluppo spirituale all'interno dell'umanità e, di per sé stesso, espressione della vita culturale-spirituale. Ma questo sviluppo, che si esprime in tutto il pensiero scientifico naturale, è giunto allo stesso tempo ad un punto finale.

La situazione che fa sì che il capitale agisca come un animale impazzito sulla superficie terrestre mentre trascina il cocchiere piuttosto che essere guidato e posto entro i suoi confini, rappresenta l'immagine esteriore di questo sviluppo. Questo animale impazzito non può semplicemente essere guidato e messo in catene stabilendo un sistema astratto. Mettere dei limiti significa assumere che una nuova forza dell’Io debba essere sviluppata. Questa forza dell’Io, o identità dell’Io, è correlata alla capacità di percepire il vero individuo nelle altre persone[27]. Tanto più forte si svilupperà questa abilità, tanto più orientata al futuro sarà la vita culturale-spirituale che ne scaturirà.

Mentre tutto ciò che è veramente nuovo ed innovativo può trovare la sua strada nella vita sociale unicamente attraverso l'individuo. Tale vita spirituale sarà la precondizione per cui nella vita giuridica si troverà una maggioranza abbastanza ampia, per comprendere i benefici derivanti da un diritto di proprietà nuovo ed articolato. Senza un cambiamento nel diritto di proprietà, un addomesticamento del denaro non sarà possibile. Senza un rinnovo della vita spirituale non sarà possibile nemmeno un nuovo concetto di proprietà. I cambiamenti rivoluzionari nella vita dei diritti richiedono una vita spirituale ispirata alla fiducia. Ciascuno può iniziare il rinnovamento della vita culturale-spirituale da qualunque posto si trovi. Nelle imprese economiche, questo è tanto possibile quanto per le istituzioni che costituzionalmente appartengono alla vita culturale-spirituale.

Specialmente le imprese economiche, in cui viene coltivato un diverso tipo di vita spirituale possono dimostrare che quest’ultima non è assolutamente subordinata al punto di vista economico. Ciò richiede tuttavia uno sforzo diverso, a volte insolito, perché la società si è abituata ad un'economia distaccata dall'essere umano, che d'altra parte gli si impone come se fosse una necessità naturale. Il punto di vista della vita spirituale, quindi, deve essere sempre ravvivato attraverso l'attuale attività interiore.

Note:

[1] www.db.com/presse

[2] Ibidem.

[3] www.sueddeutsche.de/wirtschaft/artikel/695/72623

[4] Comp. Brooks Adams: Das Gesetz der Zivilisation und des Verfalls, Wien/Leipzig 1907, p. 386

[5] Rudolf Steiner: Idee sociali – realtà sociale – prassi sociale, Istituto per la Tripartizione, 2015 (OO 337a).

[6] Rudolf Steiner: Conoscenza scientifico-spirituale e comprensione sociale, (OO 191).

[7] Op. cit.

[8] Op. cit., OO 337a

[9] Op. cit.

[10] Che la vita spirituale libera si occupi principalmente dello sviluppo delle capacità umane, avviene perché è solo un aspetto particolare della sfera spirituale o culturale. Con "mezza vita spirituale libera", Rudolf Steiner caratterizza il campo in cui lo spirito umano individuale si orienta verso l'esercizio di attività economiche, vedi Rudolf Steiner: I capisaldi dell’economia (OO 340).

[11] Nel 2006, questi fondi azionari hanno raccolto in tutto il mondo 360 miliardi di euro. Si tratta di 90 miliardi in più rispetto all'anno precedente, che in ogni caso è stato un anno record. Vedere. "Beteiligungsfonds im Geldrausch", FAZ, 5. Gennaio 2006, S. 19.

[12] Esempio tratto da Der Spiegel, Nr. 51/ 18.12.2006., S. 74, Chronik einer Plünderung.

[13] Vedi: Spiegel Online, 21 Dicembre 2006, 10:15; www.spiegel.de/wirtschaft/0.1518.455846.00.html.

[14] Vedi: Die Zeit, Nr. 49, 30. November 2006, »Wo bleibt die Kaufkraft - Stagnation seit 15 Jahren«.

[15] L'operatività con derivati di credito sul mercato dei derivati è cresciuta dal 5% nel 2002 a oltre il 20%, cfr.: Das 20-Billionen-Dollar-Risiko, in: Die Zeit, 31.08.2006, www.zeit.de/2006/36/Hedge-Fonds?page=all.

[16] Vedi; Der Tagesspiegel, 8 Dicembre 2006, S.3.

[17] Vedi: Die Zeit Nr. 51, 14. Dicembre 2006, S. 27: Una nuova forma di pressione. Oggi i top manager non servono più le imprese, ma gli investitori, dice Rakesh Khurana della Havard Business School.

[18] Ibidem.

[19] Un articolo su una forma di diritto di proprietà strutturato di Heidjer Reetz si trova nel numero 2/2007 della rivista Die DREI.

[20] Attualmente è in discussione il "Sistema Volkswagen", dove l'escalation della corruzione si è manifestata attraverso il coinvolgimento e la gestione del suo management e dei suoi rappresentanti del personale. Vedere. anche l'articolo principale nella Frankfurter Allgemeine Zeitung del 17.01.2007.

[21] All'epoca esisteva una rete di investitori stranieri, banche e industrie.

[22] Vedi Manager-Magazin, Heft 12/2006, S. 162. 12 Stephan Eisenhut die Drei 2/2007.

[23] Quando l'elemento nazionale non è concepito in relazione all'individuo ma al gruppo, questo porta nelle sue forme più radicali a una sorta di nazional-socialismo. In esso la vita culturale di un popolo divenne strettamente connessa con lo stato e l'economia tedesca. Il nazionalsocialismo rappresenta quindi l'esatto opposto di ciò che è qui presentato attraverso l'idea sociale della tripartizione. La nozione di “Vita culturale di un popolo” si riferisce per Steiner ad un'area linguistica spirituale. Questa nozione spirituale indica una società aperta a tutte le persone. Di fronte si erge il concetto di popolo nazionale legato al sangue che conduce a una società chiusa basata sulla razza.

[24] Rudolf Steiner sottolinea questi aspetti in "I punti essenziali della questione sociale", OO 23.

[25] L'acquisizione di imprese in paesi stranieri rappresenta in qualche modo l'uso di un mezzo economico violento nei confronti di un'altra nazione.

[26] Ne “I capisaldi dell’economia”, Rudolf Steiner (OO 340) distingue tre sfere di attività: denaro d’acquisto, denaro di prestito e denaro di dono. E mostra che all'interno di un'economia globale, quello che in precedenza le economie nazionali cercavano di bilanciare attraverso le esportazioni, oggi può essere bilanciato solo all'interno di queste tre sfere di attività monetarie. In questo contesto si sviluppa il concetto di invecchiamento della moneta. Ciò che si intende è che solo il denaro di prestito, in realtà il capitale, invecchia. Se al capitale viene attribuita un'età, gli viene quindi garantita la capacità di invecchiare, vale a dire che riceve una durata definita fino a quando può essere impiegata in modo produttivo nell'economia, e un punto nel tempo dal quale dovrebbe essere trasferito alla libera vita spirituale. Comprendo il pensiero di Steiner nel senso che egli cerca di creare uno strumento che, attraverso i processi del capitale che si traducono in un numero infinito di decisioni individuali, potrebbe diventare visibile e soggetto ad aggiustamenti all'interno di un'economia nel suo insieme. Ci possono essere casi in cui il punto di invecchiamento di un certo capitale può essere nuovamente stabilito, a seconda del fatto se viene donato troppo o troppo poco. I processi di donazione stessi rimarranno interamente vincolati alle decisioni individuali.

[27] Vedere a questo proposito l'articolo di Thomas Brunner nel numero 2/2007 di die Drei. Punti di vista essenziali sulla percezione della forza dell'Io si possono trovare nello stesso numero che tratta del libro Der Sternenhimmel der Vernunft: Über den Weg der zwölf Weltanschauungen di Ralf e Corinna Gleide.