Mediatore fra bisogno e valore delle prestazione
Capacità - Lavoro - Prestazioni
Il loro ruolo nella struttura sociale

institut dreigliederung lem

creative

Alexander Caspar

Prefazione

Questo libro è una raccolta di testi scritti e pubblicati dall’autore dopo il 1989. Il nocciolo del complesso dei problemi trattati è sempre lo stesso: l’osservazione metodica del valore economico, che finora è stato concettualmente trascurato e, su questa base, il vero significato del capitale e della funzione del prezzo. Si tratta della valuta come equivalente del valore delle prestazioni economiche e della loro dimensione monetaria. Un denaro del genere rende possibile una compensazione fra i bisogni che si manifestano liberamente per mezzo del reddito e il valore delle corrispondenti prestazioni orientate al mercato. Nella lettura sul 'valore originario', il lettore troverà il motivo del soddisfacimento dei bisogni sotto ogni aspetto nel fatto che il valore che il bisogno attribuisce ad una prestazione viene coperto dal valore economico necessario per la sua produzione. Naturalmente, all’interno della circolazione del denaro i redditi provengono direttamente dai ricavati della vendita delle prestazioni e viceversa vengono a loro volta riversati nei prezzi per le prestazioni. Tuttavia il testo renderà chiaro che per superare i crolli congiunturali, la disoccupazione e la necessità di crescita sono necessarie, ma anche possibili, istituzioni sociali che appunto basandosi sulla conoscenza del valore economico facciano, siano in grado di fare, di tale valore l’indicatore dei prezzi delle prestazioni e dei redditi; in tal modo il rapporto tra reddito e prezzo di mercato si svincola da quell’interdipendenza cui è soggetto nell’attuale sistema economico.

Il punto di partenza concettuale è fondamentalmente nuovo dal punto di vista metodico, quindi i pensieri non si rifanno a teorie economiche precedenti; essi sono stati scritti alla maniera dei metodi scientifico-naturali come risultati ottenuti dall’osservazione dell’economia. Il lettore il lettore noterà un progressivo affinamento dei concetti. Al primo testo, 'L’economia del futuro’[1], sono state aggiunte delle figure che presentano i concetti in modo effettivamente rigido per facilitare la comprensione del processo del pensiero. In seguito, però, sarebbe opportuno che da questi pensieri il lettore ricavasse delle immagini mobili, un tableau sul quale sia possibile esperire una panoramica dei nessi esistenti. Le ripetizioni che appaiono nei testi mirano a facilitare, in questo senso, lo studio dei contenuti.

Le idee economiche oggi consolidate sono di ostacolo ad un’economia basata sulla divisione del lavoro che si avvalga durevolmente della formazione del capitale, e l’aggrapparsi al sistema monetario attuale ricorda il Tasso di Goethe: “Così il capitano finisce per aggrapparsi saldamente alla roccia contro la quale dovrà naufragare”.

Prima parte

L’economia del futuro - Come uscire dal vicolo cieco

1.1. Introduzione

Lo sviluppo dell’economia basata sulla divisione del lavoro e creatrice di capitale ha suscitato nell’umanità delle ossessioni. Negli Stati industriali dilaga la paura della sovrapproduzione, della disoccupazione e della conseguente perdita di profitti. Nelle regioni della Terra designate come Paesi in via di sviluppo, invece, predomina la rassegnazione a soffrire della mancanza dello sviluppo di mercati di consumo interno, mancanza dovuta ad una sottoproduzione in una situazione di disoccupazione e ad uno standard di vita talmente basso da mettere a repentaglio l’esistenza. Questo testo vuole spezzare il circolo vizioso di pensieri in cui l’umanità moderna si è impelagata e che sta alla base delle sue istituzioni economiche e sociali.

Spesso i pensieri delle persone che oggi assumono posizioni di potere nei contesti sociali o si lasciano andare ad utopiche fantasticherie che degenerano in crudeltà e violenza, oppure si orientano ad una sciocca routine che gradualmente porta allo sfascio l’organismo sociale. Moltissimi di coloro che sono governati temono, a ragione, che coloro che li governano getteranno nell’abisso l’umanità (le persone) e anche l’umanità come qualifica morale. E sarà così se, studiando le condizioni di vita del genere umano, non si trovano nuovi principi sui quali fondare la struttura sociale in modo che le condizioni di vita ne vengano risanate.

L’illusione di molti che oggi amano comportarsi da persone evolute e sociali si basa appunto sul fatto che, senza accorgersene, hanno acquisito le abitudini di pensiero della stessa classe che ritengono responsabile di ogni genere di disfunzione e contro la quale, perciò, credono di dover combattere. Però non si tratta di creare condizioni nuove con concetti vecchi, limitandosi a cambiare la classe di persone, ma di trovare idee nuove.

Nel corso del tempo la volontà dell’uomo ha stabilito delle istituzioni sociali. E a queste ci si è talmente adattati, da pensare di doversi fare, sulla base di queste stesse istituzioni, delle opinioni su quel che va cambiato. Nelle realtà economiche non si riconosce più il pensare come il soggetto che stabilisce le condizioni. Nei pensieri ci si orienta a dati di fatto già esistenti che però dovrebbero essere dominati dal pensiero. Per farsi un giudizio consono alle cose, bisogna ritornare, come in questo scritto, ai pensieri fondamentali che sono alla base di tutte le istituzioni sociali[2]. Il fatto che al giorno d’oggi ci siano delle persone che tendono a ritenere 'conforme alla realtà' soltanto ciò che sono abituate a pensare e che, non essendo abituate a pensare su quanto 'si fonda sulla pratica', lo rifiutano in quanto secondo loro sarebbe 'teoria utopistica' rappresenta un ostacolo ostacolo.

Configurando le istituzioni economiche sulla base di questi pensieri fondamentali in modo trasparente, con il principio associativo che descriveremo sarà possibile suscitare un pareggio fra i bisogni dell’uomo e il valore dei prodotti che egli produce. Il tanto diffuso lavoro non necessario per l’attuale procacciamento del reddito, che crea una moderna schiavitù e strapazza inutilmente sia la natura che l’uomo, decadrà, perché il lavoro non circolerà più come merce nell’economia e il reddito non dipenderà più direttamente da un lavoro. Come l’uomo giunge al reddito dai contesti sociali, così giungerà anche ad una attività. Perciò al tempo stesso decadrà anche la schiavizzante paura della disoccupazione.

A causa della progressiva divisione e razionalizzazione del lavoro, le persone saranno sempre meno soddisfatte dei risultati diretti del proprio lavoro, ma lo saranno tanta di più percependosi come membri creativi di un organismo sociale configurato in modo sensato. Con la partizione indicata alla conclusione di questo scritto, l’economia si fermerà entro i limiti del ruolo che le spetta. Sicuramente, nella nostra epoca, essa ha la tendenza a diventare il Leviatano che regna su ogni cosa.

1.2. I. Il problema dei prezzi e le tesi

Per capire nel giusto modo le difficoltà che la vita economica più recente si trova a dover affrontare, è necessario porre al centro del pensiero economico il problema dei prezzi.

L’economia fornisce beni per il consumo. Anche i beni spirituali possono essere concepiti come qualcosa che serve al consumo. Questi beni sono valori, perché ce n’è bisogno. Il valore economico può essere descritto come stato di tensione, dicendo: da una parte c’è il fabbisogno dell’uomo, che può essere un interesse naturale o artistico; dall’altra parte c’è il bene nella sua qualità, in un determinato luogo e in un determinato tempo in cui può essere consumato. La tensione che forma il valore si rifà dalla parte della merce all’economia, e poiché la sola circolazione non produce alcuna merce, alla natura, al terreno. Dal lato del bisogno, essa si rifà alla vita culturale, spirituale delle persone, dalla cui evoluzione e dal cui progresso vengono continuamente creati nuovi bisogni.

Economia significa mettere in scambio le prestazioni delle persone[3]. Tali prestazioni rappresentano valori economici che vengono scambiati. A formare il valore è l’attività umana che immette nel circolo economico un prodotto naturale più o meno rielaborato e trasformato. Di questa formazione del valore parleremo nel prossimo capitolo.

L’attività umana deve essere concepita da due lati: essa può essere più fisica o più spirituale. In senso economico l’attività fisica può consistere solo di lavoro diretto sulla natura, l’attività spirituale solo di lavoro che organizza, razionalizza, il lavoro fisico[4]. Formando il valore, l’attività umana si lega dunque da una parte alla natura, dalla quale il processo economico ottiene i suoi prodotti; dall’altra parte viene regolata dallo spirito. Perciò, formando i talenti e le facoltà, la vita culturale interviene nel processo economico formando i valori.

Lo scambio dei valori si esprime nella formazione dei prezzi; il prezzo di un bene (ora non espresso in denaro) è ciò che rappresenta il suo valore rispetto agli altri beni. Dunque, quanto pane corrisponde ad un abito, quanti abiti ad un armadio, ecc.

Per il problema dei prezzi si tratta di capire il motivo per cui ogni bene debba raggiungere un determinato prezzo. Non è importante dire quale sia il prezzo di una merce. Così, la riflessione non deve occuparsi di dare il 'valore oggettivo' fisso di un bene, ma mirare a trovare istituzioni economiche (incluso un ordine monetario) attraverso le quali i prodotti entrino nel circolo economico e si quotino reciprocamente in modo che, in sostanza, il valore di un bene corrisponda al valore di quei beni dei quali il produttore ha bisogno in senso più ampio, ancora da chiarire, nel periodo della produzione di un nuovo bene.

In seguito parleremo della realizzazione di una formazione dei prezzi che poggi sull’adeguamento del valore che il bisogno attribuisce ad un prodotto al valore che un prodotto ha per il produttore[5]. Una istituzione economica con il senso della comunità[6] riuscirà a trasporre questa formazione dei prezzi dal piano della semplice comprensione del principio alla vita concreta per tutti gli interessati solo continuando sempre, nei fatti, a far sì che l’attività formatrice del valore orientata ai beni dipenda dalla tensione formatrice del valore legata ai bisogni. Oggi ad una formazione dei prezzi di questo genere si contrappongono istituzioni confuse che hanno conseguenze fatali sull’uomo e che devono essere cambiate:

1.2.1. Prima tesi

Nella vita economica, il valore comparativo dei beni si esprime nel prezzo che viene indicato in valore monetario. Però, anziché essere il solo e unico mezzo di pareggio dei rapporti di valore reciproci fra i beni, il denaro stesso si è trasformato in merce e va ad infilarsi fra i valori falsificando i prezzi che corrispondono ai bisogni e che servono al consumo. Il carattere di merce del denaro si pone in essere attraverso il modo in cui esso viene creato. L’attuale creazione di denaro non è in rapporto diretto con la produzione[7]. Proprio per il fatto che il denaro può essere reso 'più costoso' o 'meno costoso', si vuole intervenire nel processo produttivo spingendo o frenando, sottolineando così ulteriormente il carattere di merce del denaro. In tal modo oggi il valore dei beni viene distorto dai rapporti fra i prezzi, che risultano fra l’altro dalla politica monetaria dello Stato. Ciò che agisce sempre in modo sotterraneo si rivela in tutta chiarezza nei periodi critici: i prezzi vengono mantenuti perché lo Stato si fa carico di garantire il valore del denaro – dunque del valore di una singola merce. Il denaro è diventato una cosa che viene messa in commercio come gli oggetti reali. Finché il denaro stesso è un oggetto economico, esso simula per gli uomini qualcosa di immaginario e tiranneggia la vita sociale.

A causa di una falsa formazione dei prezzi, come anche di una politica di procacciamento del reddito e del lavoro sbagliata, vediamo in tutto il mondo un cumulo di debiti che si accresce sempre più. Miriadi di persone lavorano ai suoi interessi e alla sua estinzione, tuttavia, a causa della falsa struttura dei prezzi, con le possibilità di successo di un Sisifo. Il carico di debiti e di interessi viene mitigato per mezzo di un costante aumento di denaro che consente un’ulteriore aumento dei debiti.

Come equivalente dell’indebitamento universalmente crescente abbiamo, secondo il bilancio economico, patrimonio crescente, capitali flottanti che mettono in moto un gigantesco apparato bancario in qualità di amministratore di debiti e di capitali. In questo sistema, intere schiere di uomini sono costretti a trovare il proprio sostentamento sprecando la propria intelligenza su come, coi soldi, si possano fare ancora più soldi, ma soltanto spostando dei valori da una tasca all’altra, senza creare effettivamente qualcosa di nuovo. Così una parte di umanità commercia e gioca col lavoro degli altri. Senza alcun rapporto con la produzione, facendo aumentare o calare i prezzi, i sacchi di soldi prendono presto possesso di azioni, terreni, materie prime, opere d’arte, e altro ancora, ma tornano subito a sbarazzarsene se questo porta ad un aumento del capitale.

Essendo amministrato in questo modo, come se non potesse essere soggetto a svalutazione, il denaro è diventato un concorrente sleale nei confronti dei beni di consumo, che sono sempre deperibili.

Dunque questo è un aspetto: è necessario che il denaro venga ridotto alla sua funzione di mezzo di scambio, venendo sottoposto, su una nuova base, ad invecchiamento per scadenza, che esso inoltre diventi, nell’economia associativa che forma il capitale, contabilità e misura del rendimento grazie alla modalità della sua emissione (vedi capitolo 'La creazione di denaro a pag. 32).

1.2.2. Seconda tesi

Oggi prevale l’opinione che qualsiasi formazione del prezzo si regoli automaticamente attraverso 'la domanda e l’offerta'. Oggi il prezzo è determinato dal mercato. Si orienta al fatto che ci siano delle persone che possano comprare i beni, perché ne hanno il denaro necessario. Il valore di un bene prodotto crea certamente l’impulso alla domanda, ma è in dubbio se per il soddisfacimento della domanda sia presente anche una corrispondente offerta in mezzi pecuniari. Per il consumatore, il prezzo che è disposto a pagare dipende dal valore che egli attribuisce all’oggetto del suo bisogno come anche dalla quantità di denaro o potere d’acquisto di cui dispone. Questo è condizionato dal suo reddito, che in quanto reddito da lavoro dipende dal prezzo della sua merce lavoro. Poiché il lavoro stesso ha un prezzo, i prezzi dei beni rispecchiano quanto si deve lavorare e quanto devono essere pagati i salari. Però il valore comparativo dei beni trattato nel prossimo capitolo (dunque quella che abbiamo indicato come sana formazione dei prezzi) risulterà solo se il reddito da lavoro e il compenso per le prestazioni non sono collegati direttamente, ma si rapportano al valore economico delle prestazioni.

Per l’uomo d’oggi è una delle cose più difficili, quella di pensare il valore economico di un prodotto separato dal lavoro, che, preso solo di per sé, non ha alcun valore economico. In seguito cercheremo di mostrare quali conseguenze catastrofiche risultino proprio da questa attuale incapacità e come si possano sciogliere i 'nodi gordiani' del legame diretto fra il reddito professionale e la capacità di profitto della prestazione. Ovvero, se il reddito professionale e il ricavato della prestazione sono in un diretto rapporto di dipendenza reciproca, la capacità di profitto della prestazione diventa iniziatore dell’economia al posto del bisogno, perché in quel caso non si lavora in base alla necessità sociale ma solo per il guadagno e, finché il denaro non invecchia, per la tesaurizzazione. Il lavoro diventa allora pura occasione per ottenere un reddito, e la mancata comprensione degli effetti del collegamento diretto fra reddito professionale e profitto della prestazione provoca come conseguenza il lavoro non necessario attualmente tanto nocivo all’uomo e all’ambiente e la relativa produzione: il medico fa visite non necessarie, il meccanico fa riparazioni non necessarie, il banchiere fa transazioni per il volume d’affari che dà la commissione, il fabbricante produce le cose in modo che debbano essere sostituite il più presto possibile. Questo è il secondo elemento: il lavoro si spoglia del suo carattere di merce, venendo innalzato al di sopra del processo economico e posto sulla base del diritto (vedi capitolo 'Capitale – lavoro – reddito' a pag. 28 e anche 'L’articolazione dello Stato' a pag. 43).

1.2.3. Terza tesi

In quest’epoca in cui l’industrializzazione si è sviluppata in modo gigantesco, si è presentato all’umanità un problema enorme, che adesso richiede imperiosamente una soluzione! Se ne occupano persone di destra e di sinistra nei Paesi industrializzati e in via di sviluppo. Esso è alla base della tensione esistente nella formazione dei prezzi fra la valutazione dei beni agricoli e di quelli industriali. Il problema consiste nel fatto che tutta l’industrializzazione vive dell’eccedenza (da non confondere con la sovrapproduzione) dell’agricoltura. Tutte le spese necessarie per l’industria devono essere continuamente coperte dal risparmio di lavoro nell’agricoltura, ma possono esserlo soltanto in quanto se ne consente la produttività grazie alla retroazione dell’organizzazione industriale del lavoro. Il risparmio di lavoro fisico al terreno nell’agricoltura forma il capitale col quale l’industria lavora e il cui ammontare ne determina il valore.

Pertanto il terzo elemento è: il capitale sotto forma di mezzi di produzione industriale non può essere comprato. Il capitale, secondo il modo in cui ha origine, può solo essere dato in prestito o regalato. Il mezzo di produzione assunto nell’azienda può tuttavia essere posseduto. Questo fatto viene spiegato nei capitoli seguenti (soprattutto 'Il ruolo dell’agricoltura, la formazione del capitale' a pag. 21 e 'Prestazione professionale e capitale, disposizione di capitali a pag. 26).

1.3. II. La base della formazione del valore e il 'reddito originario'

Il valore della prestazione[8]

Immaginiamo un’economia chiusa che si trovi ancora allo stadio della semplice lavorazione del terreno e che non abbia scambi con le economie adiacenti. Possiamo pensare l’intera Terra come una regione del genere. In essa a formare il valore è il lavoro fisico svolto direttamente sulla natura. La natura di per sé non ha alcun valore economico – solo il prodotto naturale immesso nello scambio economico attraverso il lavoro ce l’ha.

Il livello della formazione del valore risulta dal rapporto fra il numero degli abitanti e la superficie di terreno utilizzabile a disposizione. Quella che spetta ai singoli allo stadio della sola lavorazione diretta del terreno[9] è la 'sovrapproduzione' [10], di un minimo della quale egli ha bisogno. La produzione e il bisogno combaceranno il più possibile, perché a nessuno verrà in mente di produrre per creare spazzatura. Il fattore tempo legato al lavoro è incluso nella base del calcolo del valore.

Se col progresso culturale sorgono bisogni di altro tipo e se attraverso un secondo fattore della formazione del valore dovuto al progresso culturale, e cioè quello dell’organizzazione intelligente del lavoro (e anche della tecnica), si realizza un risparmio del lavoro fisico svolto direttamente sulla natura, le persone possono diventare libere per attività che si emancipano dal lavoro diretto sulla natura. Il valore di ciò che qualcuno produce (o presta) nelle attività non agricole corrisponde a quella parte che egli sottrae alla produzione agricola che gli spetta. Qui sopra lo abbiamo caratterizzato e designato come bisogno 'originario' e minimo.

Tutto il lavoro che viene svolto dipende dal numero degli abitanti e in ultima analisi non può che collegarsi a quanto viene semplicemente dal terreno, dalla natura. L’uomo vive di queste prestazioni svolte sulla natura; questo è ciò di cui ognuno ha bisogno per la propria esistenza. Dall’altra parte stanno le prestazioni spirituali, che fra l’altro organizzano (razionalizzano) il lavoro sulla natura, ma che sono rese possibili solo dal risparmio del lavoro sulla natura. Il loro valore è determinato esattamente da questo risparmio. Per coloro che, svolgendo prestazioni spirituali, non apportano lavoro diretto sulla natura, e che quindi ne sono esonerati, altri, che rimangono alla lavorazione del terreno, devono farsi carico della parte loro spettante del bisogno che chiamiamo 'originario' o minimo.

Non si può chiedere semplicemente: quanti prodotti 'a' corrispondono a quanti prodotti 'b', dunque quante patate corrispondono a quanto grano, quanto grano corrisponde a una camicia, a una radio o ad un’ora di lezione, perché queste cose non sono paragonabili di per sé. Il punto di riferimento comune in senso economico è il lavoro impiegato o risparmiato sulla natura per un prodotto o per l’altro. Quindi:

Bilancia del valore
Figure 1. Bilancia del valore

Dunque per i valori creati si tratta in un caso dell’impiego di lavoro fisico, nell’altro di un lavoro tale da contenere, attraverso l’intelligenza, attraverso lo spirito, un risparmio di lavoro. L’eliminazione del lavoro fisico (artigianale) a mezzo del lavoro spirituale in senso economico rende determinabile il valore di quest’ultimo[11].

L’agricoltore lavora direttamente sulla natura[12], fintantoché agisce fisicamente. Chi fabbrica capi di vestiario non lavora più direttamente sulla natura. Il suo lavoro contiene già qualcosa di quello che è lavoro fisico risparmiato. Però riconduce alla natura. Fino ai beni prodotti dalle più pretenziose prestazioni spirituali (per es. i computer) tutti i prodotti riconducono alla natura, o al lavoro svolto con mezzi di produzione. Questi sono i valori, prodotti attraverso il lavoro diretto o indiretto sulla natura, che devono essere distribuiti in tutta la regione dell’economia interna o mondiale chiusa in sé. Il denaro serve come mezzo per lo scambio reciproco delle prestazioni, più precisamente come mezzo di compensazione dello scambio di prestazioni artigianali e spirituali.

In un’economia sana le prestazioni saranno valutate secondo reciprocità, cioè si formeranno dei prezzi tali per cui il produttore di una prestazione otterrà un controvalore sufficiente a soddisfare i suoi bisogni in senso più ampio, e anche i bisogni dei suoi, fino a quando avrà nuovamente svolto una prestazione uguale o di pari valore. E questo 'controvalore sufficiente' significa al minimo la parte che, per i singoli, risulta direttamente dal lavoro fisico svolto sulla natura, che si potrebbe chiamare anche 'reddito originario' del singolo.

Col progresso culturale i bisogni aumentano e il lavoro fisico viene sempre più sostituito dall’organizzazione intelligente del lavoro, cosicché aumentano sempre più le prestazioni che gravano sul reddito 'originario' o, detto in altre parole, aumenta il potere d’acquisto del denaro. La ricchezza di una regione economica dipende dunque da ciò che la natura offre, da quante persone se lo devono spartire e da quanto sono elevati il grado di formazione, i talenti e le idee delle persone. Nell’organismo sociale al talento del singolo, che, applicato all’organizzazione del lavoro economico, glielo risparmia, corrisponde la ricchezza della natura[13]. Anch’essa può contribuire a risparmiare il lavoro diretto sulla natura. L’evoluzione più recente, conseguenza di scoperte sempre più sofisticate, arriva al punto, con il riciclo delle materie naturali, da perseguire un’indipendenza sempre maggiore dallo sfruttamento diretto della natura.

Se a ciò che proviene dal terreno deve legarsi solo poco lavoro fisico, il lavoro corrispondente può essere risparmiato per maggiori prestazioni spirituali. Colui che svolge il lavoro fisico rimanente, però, deve sempre presentare un bisogno di ciò che deve essere prestato spiritualmente se si vuole che ci sia una vita culturale (e precisamente una vita culturale libera), senza che questa debba essere amministrata per mezzo delle tasse da un’istanza superiore come lo Stato. Così, nel processo economico, sotto due aspetti entra in gioco un elemento spirituale: esso razionalizza il lavoro fisico, sostenendo la produzione di sempre più beni materiali e immateriali, ma anche continuando sempre a creare nuovi bisogni. Infatti come sono diversi i bisogni delle persone istruite da quelli delle persone non istruite! Come spiegheremo nel capitolo 'Capitale – lavoro – reddito', i bisogni non devono essere generati da un processo propriamente economico. L’organismo sociale sano ottiene le merci dalla base economica, i bisogni dovrebbero giungergli dall’evoluzione umana. Per lasciare che i bisogni si sviluppino liberamente da questa, è necessario che, come diremo nell’ultimo capitolo, le parti che costituiscono l’organismo statale siano indipendenti.

Qualsiasi cosa uno offra nell’economia con la divisione del lavoro, il valore della sua prestazione sarà valutato correttamente se esso equivale al valore della 'produzione originaria' spettante al singolo. In questo rapporto dobbiamo vedere la misura della sana formazione dei prezzi. Infatti è con la formazione dei prezzi che abbiamo a che fare, quando un valore entra in interazione con un altro valore. Ogni formazione dei prezzi radica nella produzione originaria, alla quale il prezzo di qualsiasi bene riconduce.

La produzione originaria, pensata in valore monetario, è il reddito originario (in figura 1 a pagina 51 delle illustrazioni designata come 'unità di conto') e quindi la misura nominale per il possibile salario del singolo. Come abbiamo già detto precedentemente in questo capitolo, ovviamente questo può diventare sempre più alto come potere d’acquisto a seconda del livello dell’elemento razionale, di ciò che aumenta la prestazione all’interno dell’economia totale. Se, nel senso qui inteso, qualcuno guadagna di più anche nominalmente, ciò dipende dai contesti sociali nei quali è inserito[14]. Oggi si pensa che i prezzi, che da una parte dipendono dalla domanda di beni e dall’offerta di beni e che dall’altra parte a loro volta le regolano, tendano automaticamente ad una certa stabilità. Nel senso di una visione immaginativa dell’economia è possibile dar forma a questi concetti di offerta e di domanda e poi osservare come agiscano l’offerta e la domanda. Ma per un pensiero che nelle questioni economiche vive se stesso come l’elemento condizionante, il concetto di prezzo, come quello di offerta di merci e domanda di merci, è troppo ristretto per capire appieno i processi economici. Infatti l’osservazione dei prezzi che risultano sul mercato è soltanto un’osservazione puntuale. Ovvero, tralascia soprattutto quel che si trova dietro i processi che si vogliono afferrare con tali concetti. La domanda di merci è appunto sempre al tempo stesso un’offerta di denaro. Per sviluppare la domanda, deve esserci un’offerta di soldi. Dunque: offerta di merci è domanda di soldi, e offerta di soldi è domanda di merci. Lo scambio o il commercio in quanto processo economico non possono compiersi in alcun altro modo che essendoci sia per l’acquirente che per il venditore ogni volta entrambe: l’offerta e la domanda. Infatti quel che l’acquirente possiede come sua offerta di soldi deve precedentemente anche essere stato prodotto nel processo economico prima della sua domanda, così come deve essere stata prodotta anche la merce che si presenta come offerta! Considerando le cifre solo in senso statistico (quanto le cose costano in denaro) non si riesce a capire il contesto oggettivo della vita economica e quindi non si capisce nemmeno la loro valutazione reale. L’errore di oggi è quello di mettere fin da principio sullo stesso piano il valore dei beni e i prezzi in denaro.

Se si pensa che con le spiegazioni introduttive di questo capitolo si tratti di determinare un qualche 'bisogno originario' o una 'produzione originaria' nel senso di determinati prodotti naturali, quindi di una dare una idea statica di merce, ci si preclude la via che porta alla comprensione del concetto economico. L’economia ha a che fare con materie solo nella misura in cui esse sono diventate dei valori. La domanda: che cos’è il valore – diciamo – della mela sull’albero, si riferisce ad un concetto di valore diverso da quello economico; perché il valore al quale si giunge col pensiero, non perché si pensa la mela come immessa nel commercio trasformata o non trasformata per mezzo del lavoro, ma perché la si deriva come funzione della scorta e dell’urgenza del bisogno, questo valore la mela ce l’ha anche per 'l’economia dei vermi'. Al valore economico giungiamo nel momento in cui l’uomo non usa i prodotti naturali per se stesso, ma entra in un rapporto di scambio di beni con gli altri uomini; qui ciò che l’uomo fa diventa lavoro in senso economico.

Sarebbe strano voler trarre dai pensieri esposti in questo capitolo una ripresa di idee fisiocratiche. Come già detto: l’economia si fa scambiando quelli che sono i prodotti, quindi le prestazioni reciproche fra le persone, e questo scambio si esprime nella formazione dei prezzi. Quel che avviene fra l’acquirente e il venditore è ciò cui, in fondo, mira tutto quel che qualsiasi persona obiettiva può pensare sull’economia. La prima cosa importante per la comprensione dei contesti economici deve essere la formazione del valore e la seconda la formazione del prezzo, perché nel prezzo culmina tutto ciò che in realtà è attivo nell’economia interna o nell’economia mondiale sotto forma di impulsi, di forza. Il fatto che la formazione dei prezzi non vada ricondotta a qualcosa di indeterminato, lo si può capire seguendo appunto tutto, nel processo economico, fino a quel rapporto di valore che, per il lavoro che si svolge direttamente sulla natura, deriva dal rapporto fra il numero degli abitanti e la base di natura necessaria utilizzabile per le sue condizioni di vita. Questo rapporto di valore, risultato del massimo lavoro fisico possibile in senso economico, dà la misura. Infatti tutto il lavoro che può essere svolto dipende dal numero degli abitanti, e tutto ciò cui questo lavoro si può collegare viene dal suolo. Qui, per l’idea del valore, è del tutto irrilevante a quale tipo di caratteristiche naturali – a causa di quale natura – o comunque a quali condizioni culturali il lavoro si leghi.

Naturalmente non esiste né un lavoro 'puramente' fisico (manuale), né un lavoro 'puramente' spirituale in senso economico. Tuttavia questi due principi della formazione del valore fluenti l’uno nell’altro nell’agire economico devono essere concepiti concettualmente come a sé stanti. Non si può dire che il valore delle prestazioni venga svalutato, però, espresso in denaro, viene sempre più abbassato ad un elemento numericamente inferiore, si vorrebbe dire: viene 'frazionato' grazie a ciò che l’organizzazione intelligente del lavoro elimina nel corso di un processo di razionalizzazione. Nella cooperazione di tutta quella che è la lavorazione del terreno e di quanto avviene da parte spirituale, c’è qualcosa che dal punto di vista economico si compensa reciprocamente. Il sistema monetario, descritto nel capitolo 'la creazione del denaro', comprende entrambe le formazioni del valore e rende possibile il riporto dell’eccedenza della produzione del terreno nell’ambito del lavoro spirituale.

In una situazione in cui il numero degli abitanti rimane inalterato, il valore delle prestazioni economiche totali (prodotto sociale) deve quindi rimanere sempre lo stesso, perché il valore delle prestazioni aggiuntive conseguite con una buona gestione grazie al lavoro spirituale si compensa col valore di altre prestazioni, nelle quali è stato risparmiato lavoro fisico.

Denominando 'quota sociale' la parte del valore della prestazione del singolo nel valore delle prestazioni economiche globali, possiamo dire:

Il valore della prestazione del singolo comprende: la richiesta soggettiva che egli per la sua prestazione ottenga tanto controvalore quanto gliene serve per soddisfare i suoi bisogni e quelli dei suoi fino alla produzione di una prestazione di pari valore.

Questa richiesta soggettiva verrà tanto più obiettivata quanto più il valore della prestazione del singolo si avvicina alla somma delle quote di valore della restante quota sociale che gli spettano. Ovviamente la vita non è un meccanismo, e difficilmente il singolo soddisferà i suoi bisogni esattamente secondo la parte proveniente dalle restanti quote sociali. Come si possa, nei continui cambiamenti di domanda e produzione, continuare a stabilire il peso sensibile delle quote sociali secondo il valore viene descritto nel capitolo sul principio associativo a pag. 38[15].

Nel passaggio da figura 4 a figura 5 del capitolo IX diventa evidente come i valori spettanti a coloro che sono attivi spiritualmente o spiritualmente fruitori, che si basano sulle prestazioni ottenute dalla natura attraverso i mezzi di produzione (incluso il suolo), sono innanzitutto integrati nelle quote sociali conseguite con una buona gestione da coloro che lavorano fisicamente, quote sociali dalle quali essi quindi ricavano come donazione[16] le quote sociali di coloro che da tale donazione dipendono. Il controvalore monetario della quota sociale appare nelle figure come unità di conto (UC).

1.3.1. II. Le basi della formazione dei valori e il 'reddito originario'

Traduzione in corso.

1.3.2. III. Il ruolo dell’agricoltura

Traduzione in corso.

1.3.3. IV. Divisione del lavoro e capitale

Traduzione in corso.

1.3.4. V. Capitale – lavoro – reddito

Traduzione in corso.

1.3.5. VI. La creazione del denaro

Traduzione in corso.

1.3.6. VII. Il principio associativo

Traduzione in corso.

1.3.7. VIII. L’articolazione dello Stato

Traduzione in corso.

1.3.8. IX. Illustrazioni e tabelle

Traduzione in corso.

1.3.9. Gioco dimostrativo

Traduzione in corso.

Seconda parte

Il futuro del denaro

1.1. Legenda a colori dei grafici

1.2. Prospettive sociali per il futuro

1.3. Grafico: il processo di inversione

1. I. La scienza del denaro

1.1. Il concetto di valore in economia

1.2. La misura qualitativa e quantitativa del valore originario

1.3. Grafico: il valore originario, materiale e monetario

1.4. Grafico: la separazione del bisogno dal valore della prestazione

1.5. Il concetto di valore nell’economia moderna

1.6. Il ruolo dell’agricoltura

1.7. L’emancipazione dalla base di naturale

1.8. Capitale = valore del risparmio dei beni ricavabili dalla naturaleProprietà e denaro, oggi e domani

1.9. Merce terreno

1.10. Merce lavoro

1.11. Merce capitale

1.12. Necessità di crescita

1.13. Mescolanza di interessi del capitale e rendita fondiaria

2. II. Il futuro del denaro

2.1. L’associazione, il settore, l’organo

2.2. Grafico: l’adattamento dei valori

2.3. Volume monetario – specie di denaro – circolazione del denaro

2.4. Grafico: La derivazione del volume monetario

2.5. Grafico: confronto fra gli attuali modi di vedere fondamentalmente diversi sull’offerta di prestazioni

2.6. La circolazione dei tipi di denaro

2.7. Grafico: parallelismo di valore materiale e valore simbolico

2.8. Grafico: il valore monetario nella sua divisione in quote sociali

2.9. Grafico: bilanciamento convenzionale

2.10. Grafico: calcolo prospettivo del capitale

2.11. Note

3. Uso pratico di conoscenze nuove sull’esempio di problemi attuali

3.1. L’abitazione: integrata nella quota sociale

3.2. Il finanziamento dei servizi sanitari

3.3. Struttura della società

3.4. L’economia nel confronto fra i sistemi:

3.5. Grafici: economia di mercato / Masswirtschaft

3.6. Dai tre fattori di produzione alla tripartizione sociale: grafico

Terza parte

Articoli, conferenze

4. Articoli apparsi sul periodico „Der Europäer“ 2003-2008

4.1. Che cosa tiranneggia la nostra vita?

4.2. La legge sociale fondamentale

4.3. „Il reddito di base“ una finta soluzione

4.4. I rapporti economici e sociali, specchio della coscienza

4.5. La chiave per capire la tripartizione

4.6. Crisi bancarie e necessità di crescita

5. Lettere dei lettori su questo argomento

5.1. Volume monetario - valore del denaro – circolazione del denaro

5.2. Invecchiamento del denaro

5.3. Il reddito di base

5.4. Interessi, prestiti e donazioni

5.5. Separazione fra lavoro e reddito, la cellula originaria dell’economia

6. Conferenze tenute in occasione dell’Expoagricole a Murten nel 2002

6.1. La pressione economica: Perché i contadini guadagnano sempre di meno e perché continua ad aumentare il valore aggiunto industriale?

6.2. Qual è la funzione del prezzo in quale sistema?

7. Altro

7.1. Lettera al governo federale

7.2. Compendio per il Congresso di Mosca

Quarta parte

Aggiunta per il lettore interessato alla conoscenza teorica

1.1. Che cosa significa 'inversione'?

1.2. Grafico: la doppia inversione

1.3. Postfazione


1. 1996: Pubblicazione Klett und Balmer + Co Verlag, Zug 1997 tradotto in russo dalla editrice 'Trovant', Mosca 2010.
2. Dalla struttura di questo testo risulta la differenza nella derivazione (dimostrazione) dei concetti rispetto ai metodi scientifici oggi correnti.
3. Il concetto di 'prestazione' comprende i risultati del lavoro sia materiali che immateriali; se ora qualcuno volesse obiettare che non sono le prestazioni in sé, a determinare l’economia, ma le ristrettezze, si dimostrerebbe tanto intelligente quanto uno che affermasse che oggetto del sistema del ricambio non è il cibo, ma la fame.
4. La concezione economica del lavoro spirituale in senso non-economico (l’insegnamento, l’arte, ecc.) verrà trattata più avanti.
5. Vedi capitolo IX figura 8.
6. Vedi capitolo VII 'Il principio associativo'
7. Vedi capitolo VI 'La creazione del denaro'.
8. Vedi illustrazioni e tabelle, figure 1-5
9. Qui nel senso di economia agricola, economia forestale, industria mineraria e pesca.
10. E' stato scelto volutamente il termine 'sovrapproduzione' anziché 'produzione primaria' perché si indica il momento in cui ha origine la formazione del valore dal lavoro fisico = lavoro diretto sulla natura e del lavoro spirituale = risparmio di lavoro fisico, e non in modo specifico al settore economico volto al soddisfacimento dei bisogni primari come il nutrimento, il vestiario, gli alloggi.
11. Si paragoni il principio di Archimede della fisica, secondo il quale la spinta ascensionale di un corpo è uguale al peso del volume del liquido spostato.
12. E' stata scelta questa formulazione per evidenti motivi didattici; infatti ovviamente anche l’agricoltura razionalizzata contiene lavoro fisico risparmiato.
13. Innanzitutto la sua fertilità, ma anche le risorse energetiche; vedi pag. 45: “Ciò che per il singolo organismo…​”
14. Vedi pag. 31: 'La differenza fra…​'
15. Vedi illustrazioni e tabelle, figura 6
16. Vedi pag. 34: 'è capitale monetario liberato…​'